canto dell’insofferente

Luglio 18, 2008 - No Responses

Sto male perchè non sento il fastidio o forse lo sento troppo. Cancellerò tutto o quasi prima di sera, pezzi di muro verranno giù e qualcuno pensarà di nuovo che ho sbagliato porta o che l’ho chiusa con troppa violenza. Sto male e sono confusa. Mi ustionano il cervello con l’acqua bollente e io mi metto a urlare dicendo che è troppo fredda. Sono una bacchettona che si castiga, si mette nel cantuccio a piangere e si offende se qualcuno non la capisce. Avverto un principio di insoddisfazione, un grumo di pensieri irrisolti a cui reagisco facendo l’opposto di quello che dovrei. Smonto e rimonto continuamente i pezzi, ma niente funziona e mi soddisfa. Viaggio, a volte accumulo il denaro, poi lo spendo tutto perchè tanto non ne avrò mai abbastanza. Sono capricciosa e volubile, molti dicono il contrario facendo sorrisi lusinghieri al mio vivere essenziale. Loro non sanno mai dove sono realmente. Io nemmeno. Cambio idea, non ho idee, ne ho troppe. Leggo troppo o troppo poco, smarrisco la misura con la stessa facilità con cui perdo gli oggetti che amo. Anche le persone, che lascio svanire nell’incostanza o nell’inconsistenza. Sono un contenitore vuoto, sono una testa vuota, sono una mutandina firmata, sono gli abiti anonimi, sono i troppi colori che non uso più. Sono il mio lavoro, la mia cartastraccia, le duemila persone che non sono, sono la mia vergogna o la mia paura. Non so più chi sono, ma vorrei trovare il coraggio per ricominciare o se non altro, per sperare che non sia soltanto una banale questione di definizioni sbagliate.

+01

Luglio 17, 2008 - 4 Responses
se potessi scrivere ancora più piccolo
lo farei,
ma questo è il massimo minimo.
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OGGI
sono quasi certa che andrò a tagliarmi i capelli.
dico quasi perchè è da un più di un mese
che soffro i miei capelli come un'onta e non mi decido a fare niente.
quando stavamo andando in sicilia,
sul traghetto, di notte,
non ho fatto altro che pensare ad una parruccheria
per andare a "cesoiarmi" la testa.
ho qualche capello bianco,
sullo scuro naturale adesso si vedono bene.
vorrei averne di più,
vorrei averli tutti bianchi,
come mia madre
che, da quando ha deciso di non tingerli più,
riceve, dai suoi capelli,
una luminosità tutta particolare.
ma io non ho nè la luce, nè gli occhi di mia madre.
mia mammma ha gli occhi di un cartone animato
tagliati in modo piatto di  sotto.
poi, sono giorni che scrivo ovunque.
piccolo su fogli sfusi,
piccolo sui post-it,
piccolo in illustrator su base gialla.
ma non qui.
sono in difficoltà grosse circa lo scrivere,
circa l'incapacità di attribuire un ruolo
a codesta azione e,
grazie a questo ruolo,
legittimarne l'esistenza.
sono la vittima sacrificale
di certe letture di alcuni blog,
che sembrano non fare altro che predicare la serietà.
pare, sempre secondo tali illustri letture,
che sia fondamentale
essere molto seri e cercare di bandire la leggerezza
nel tentativo di esplorare gli angoli oscuri
della conoscenza e dell'introspezione.
non amo i titolari di simili blogs,
per i miei gusti semplicemente antipatici.
non mi faccio alcuna idea particolare
sulle persone che sembrano avere simili certezze,
in realtà c'è qualcosa di estremamente urticante e fastidioso
in qualsiasi tipo di espressione che sembri essere priva di dubbio.
nononstante ciò,
c'è di sicuro, in alcune scritture,
qualcosa di così rigoroso e puntuale
da  farmi domandare se in fondo
non ci sia qualcosa di terribilmente vero
nell'inutilità (presusnta) di una scrittura, come la mia,
che sbanda continuamente.
che perde il fuoco
non riuscendo a restituire all'esterno
la visione giusta e pesata delle cose reali.
è quasi impensabile convincermi che
certi discorsi e rimproveri severi,
non siano direttamente rivolti a me.
so che non è così.
eppure molto spesso
non riesco a trattenermi
dal sentirmi coinvolta e colpita,
quindi di conseguenza colpevolizzata e inibita,
da un certo tipo di dissertazioni.
indipendentemente dai contenuti,
che scegliamo più o meno deliberatamente di affrontare,
c'è una tipologia di scrittura,
forse la mia,
giusta e una sbagliata?
ci sono margini di miglioramento ipotizzabili
per una come me?
che tipo di persona viene fuori
da una scrittura come questa?
e perchè,
dovendo fare un paragone,
maledetti paragoni, maledetti confronti,
sottoposta al giudizio altrui,
mi sembra di essere un macellaio
tra dotti chirurghi?
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mi sembra di essere riuscita ad imparare,
quasi,
la tecnica dello stare dietro alla forma
piuttosto che dar voce al mio sentire.
ho messo nel baule certi vecchi mostri
ancora molto attuali e in splendida forma.
credo che si veda.
credo che si sia capito, questo,
da come cambia e sta cambiando
questo spazio,
che consente una sola, piccolissima visione
di quel che c'è dietro.
dietro ci sono io,
ma temo di bruciacchiarmi e consumarmi,
per la troppa scostumata esposizione.
ora che sono diventata, quasi,
più ragionevole.
più bionda.
insomma ho cominciato a temere
il logorio della mia vita interiore.
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100ml

Luglio 17, 2008 - No Responses

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COMMESTIBILE
non cercare di opporti al fastidio.
non tentare di dissimularlo inventandoti cose da dire.
non parlare e non scrivere.
sento scricchiolare la sedia e vedo già le prime crepe.
ma.
va bene così.
è per questo che sta venendo giù tutto.
applausi.
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cartoline dal mio umore inglese

Luglio 16, 2008 - One Response

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Foto di foto.

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IERI
stavo cercando di ingannarti
proponendoti l'autunno.
ho chiuso le finestre
e ho fatto il buio.
eravamo io e te
alle cinque del pomeriggio
con il buio fuori.
seduti qui dentro a fumare.
la sera invece,
abbiamo mangiato all'aperto
e, sul tavolo, la luce del cielo,
era rosa.
nonostante la stagione
era ieri comunque.
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sette è un bel numero

Luglio 15, 2008 - 11 Responses

Di cosa si tratta. Esercizio di stile no, immagini a corredo didascalico del quotidiano no, sottofondo musicale e immaginifico nemmeno, sturatura degli ingorghi neanche. Di cosa si tratta. Sono giorni che cerco di rompere la mia testa contro gli spigoli. La sbatto ovunque. Alzandomi di scatto, sdraiandomi sul divano, muovendomi a caso. Poco fa ho sbattutto la testa talmente forte che un po’ di sangue è uscito. Per un po’. Poi ci ho messo addosso una lattina di chinotto perchè non ho ghiaccio in casa, ma bevo il chinotto. E allora ha smesso di sanguinare. Nel frattempo è saltato fuori il terzo seno, quello della cattiveria. Lo cerco con le mani, a caso, in un punto preciso, verso sinistra. Ho bisogno di capire certe cose. Tipo perchè stanotte ho sognato sette feti di cui uno morto. Li mangiavo. Cosa ha smesso di funzionare nella testa che cerco di rompere con tanta ostinazione?

o così

Luglio 15, 2008 - No Responses


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foto dallo studio riflesso sullo schermo .

iooi

Luglio 12, 2008 - 3 Responses

Effettivamente non faccio altro che stare così. Mi ricordo un film di cui non ricordo il titolo. Stato di dormiveglia, veglia prima del sonno profondo, sonno profondo e risveglio apparente. Entro ed esco da questo stato precomatoso a volte scalza, a volte con uno zoccolo e una ciabatta, a volte con i capelli dritti, a volte seminuda. In questo mio stanco deambulare mi accorgo del riemergere di certi suoni, odori e volti che qui dentro, dall’inizio a ora, non hanno fatto altro che rincorrersi e mandarsi reciprocamente a quel paese. Me ne accorgo perchè mentre sono presa in quell’angusto passaggio che dalla veglia mi porta al sonno, mi vengono vicino e mi sussurrano all’orecchio sssara ma anche ssaura. A volte è mia sorella, a volte è il mio uomo, a volte mio padre, a volte la mia collega, a volte alcuni blogs controversi, a volte la voce del tiggì, a volte qualche morte violenta, a volte qualche uomo potente, a volte la stanza gialla del mio medico, a volte le diagnosi di anni fa, a volte la tesi o la maturità, a volte un’importante scadenza, a volte l’ultimo viaggio fatto, a volte gibellina, a volte i maccheroni, a volte un giro in carriola. Certo c’è un gran casino. Lo vedo da me. Vi prego non venitemelo a dire. E’ la mia testa. O la mia crosta.

Il problema è che sovente ho la sensazione di una graduale e inarrestabile perdita della memoria. Perdo i dettagli come i contorni. Non riesco a mantenere il fuoco per più di due minuti. Svaligerò cassonetti a breve.

Emergono a mozziconi le cose presenti e passate, le persone con i loro bagagli e le loro telefonate lunghissime.

Entrano nel mio cono visivo, si siedono, parlano, gridano e chiedono cose. A volte sono miti nel chiedere, altre sono arrabbiati per la scarsa attenzione che dedico loro. Mi fanno male certe presenze. Le temo più dell’assenza, della solitudine, dei vuoti enormi in cui mi infilo con tanta destrezza. Apri gli occhi, mi dicono, stai attenta e io mi stanco. Mi stanco tantissimo, ogni volta.

Mi viene il dubbio di avere sviluppato un’eccessiva dimestichezza con il buio, con i ragionamenti sulle cantine e tutti gli altri locali interrati. Di essere diventata talmente brava al buio, da non riuscire più a muovermi alla luce del sole.

Il blog poi, non mi aiuta.

Addomesticare la bestia.

Giugno 26, 2008 - 2 Responses

Vorrei scriverti due righe. Due righe che ho in testa da qualche giorno, ma che non riesco a mettere giù. Poi oggi ho scoperto che l’animale che condivide il tetto con me, non è un grillo, ma una cavalletta e, parlando del futuro che ci vedrà divoratori di locuste, tu come niente hai cominciato a parlarmi di volatili in casa. Ho fatto un balzo in avanti perchè mi sono ricordata della volta in cui un piccione è entrato in studio e si è andato ad appollaiare sul soppalchino dove tieni tutte le scartoffie d’archivio. Tu quel giorno non c’eri. Un volatile dentro casa è un pensiero capace di farmi più orrore della scalinata gigante a Caltagirone. Un volatile libero  dentro casa si porta dietro tutta la monumentalità del cielo. Se provi a guardarlo negli occhi vedi condensati di nuvole talmente ravvicinati da farti rabbrividire. Queste sono più o meno le parole-duerighe che ho da dire al pensiero di tutta la bellezza gigante che non riesco a vivere se non con un filo d’ansia. Ma il volatile domestico è giustappunto l’immagine che stavo cercando per spiegare questa sottospecie di timore che mi fa tremolare le ginocchia.

pomeriggio così

Giugno 25, 2008 - 3 Responses

via campo del grano

Giugno 25, 2008 - 4 Responses