(FN)

geografie

La morale

L’altra sera sono stata al cinema a vedere ‘la Talpa’. Non ci ho capito niente, mentre lo guardavo, ma niente-niente e mi sentivo stupida, ma questa è un’altra storia. La mia amica, che invece capiva, ogni tanto commentava qualche scena e dai suoi commenti alla fine ho capito qualcosa anch’io. Mentre i miei due neuroni si davano da fare per costruire un ragionamento credibile sulla trama del film, restavo incantata dal colore della pellicola, dalla precisione delle inquadrature, dalla raffinatezza del suono. Tipo la scena del tizio che spalma il burro sulla fetta di pane e con la lama del coltello gratta delicatamente la superficie del pane. Così da sempre accade che io mi perda dietro ad alcuni dettagli a discapito dell’impianto generale.

Interno

Integra(lismi)

Il fatto che io non mi azzardi neanche a fingere in certi casi, che l’opzione immaginativa (come cavolo si dice?) io non l’abbia neanche contemplata, che non sia mai riuscita a sforzarmi, nemmeno per gioco, nè per sfizio, nè per capriccio, il fatto che io sia così solennemente solida e ‘integra’, ecco, è più o meno ‘questo’ a togliere invece che mettere nel mio rapporto con gli altri, questa totale assenza di fantasia che inevitabilmente trasforma il suo opposto in una squallida bugia.

Lulù

Mi manca molto la gattina del b&b di Como dove sono stata qualche giorno. Veniva ogni mattina a mangiarsi almeno un paio di scatolette. Mi pareva troppo magra, così all’insaputa dei suoi discutibili proprietari la rimpinzavo un pochetto. Oggi ho comprato le scatolette per il mio gatto che è un viziato fortunello con il cassetto pieno di prelibatezze, e pensavo alla gattina grigia di Como e alle prediche su chi ha e chi non ha. Con molto pathos nel cuore. E la veletta sul viso.

Espatrio, in tre atti

Espatrio, nevischio, prime impressioni_Nel parcheggio della stazione nel primo paese straniero passato il confine, un ragazzo e un travestito entrano in macchina dopo aver fatto compere nel supermercato sempre aperto, l’unico in città a restare in servizio sempre, notte e giorno, giorni di festa e giorni normali. L’ora di pranzo è passata da un pezzo, lasciano i pacchi sul sedile di dietro. Sarà una lunga giornata, nonostante sia già quasi finita.

Espatrio, funicolare_ Il primo approccio fu quello. Un ragazzo e il suo fidanzato o fidanzata nel parcheggio della stazione. Sacchetti per la spesa in prosa. Per andare in centro si prende la funicolare e si passano in rassegna le finestre delle case prospicienti il binario. Tira sù la zip del cappotto, ha nostalgia di casa, non è vero, si sente sola, non è vero. Si sente come una che è appena arrivata e non c’entra un cazzo.

Espatrio, idee, scambismo_ Infreddolita entra in un bar. Lo intravede sulla via principale del Centro. Ad incuriosirla una grande porta a vetri e legno dipinto con una vecchia tintura bianca. Un tè, o qualsiasi altra cosa pur di entrare a vedere l’aria che tira. C’è un opzione irrinunciabile dell’espatrio, potersi immaginare altra, senza un vero e proprio passato se non i cinque minuti appena trascorsi. O il tubino di lana nera della prima ragazza che si vede e le sue calze coprenti, scure anch’esse e tutte le sue cose, in quella circostanza assolutamente superiori alle proprie.Qualsiasi scambio è lecito in un espatrio che si rispetti. Dopo aver vissuto quasi mezza-vita nello stesso punto geografico, dopo essersi lasciati marchiare a fuoco da chi ci conosce o dice di, l’unica salvezza è un’ipotesi diversa. Divani di altri, letti di altri, genitori di altri, piccoli animali domestici di altri, case e fuochi di altri, piccoli incendi qui e là, alcune pericolose lesioni, buchi neri. Ordina una tisana. La stessa della ragazza vestita di scuro, con i capelli biondi e lucidi.

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