canto dell’insofferente
Sto male perchè non sento il fastidio o forse lo sento troppo. Cancellerò tutto o quasi prima di sera, pezzi di muro verranno giù e qualcuno pensarà di nuovo che ho sbagliato porta o che l’ho chiusa con troppa violenza. Sto male e sono confusa. Mi ustionano il cervello con l’acqua bollente e io mi metto a urlare dicendo che è troppo fredda. Sono una bacchettona che si castiga, si mette nel cantuccio a piangere e si offende se qualcuno non la capisce. Avverto un principio di insoddisfazione, un grumo di pensieri irrisolti a cui reagisco facendo l’opposto di quello che dovrei. Smonto e rimonto continuamente i pezzi, ma niente funziona e mi soddisfa. Viaggio, a volte accumulo il denaro, poi lo spendo tutto perchè tanto non ne avrò mai abbastanza. Sono capricciosa e volubile, molti dicono il contrario facendo sorrisi lusinghieri al mio vivere essenziale. Loro non sanno mai dove sono realmente. Io nemmeno. Cambio idea, non ho idee, ne ho troppe. Leggo troppo o troppo poco, smarrisco la misura con la stessa facilità con cui perdo gli oggetti che amo. Anche le persone, che lascio svanire nell’incostanza o nell’inconsistenza. Sono un contenitore vuoto, sono una testa vuota, sono una mutandina firmata, sono gli abiti anonimi, sono i troppi colori che non uso più. Sono il mio lavoro, la mia cartastraccia, le duemila persone che non sono, sono la mia vergogna o la mia paura. Non so più chi sono, ma vorrei trovare il coraggio per ricominciare o se non altro, per sperare che non sia soltanto una banale questione di definizioni sbagliate.







