La mia casa è su un monticello. Quello che vedo dalle finestre, lo vedo dall’alto e non mi piace. Ai piedi della mia casa c’è un agglomerato di case rosse. Case di mattoni. Case popolari. A vederle da quassù formano una lunga biscia che sparisce a un certo punto, ma che, io so, continua di là dalla curva. Sto attenta a non alzare la testa e ascolto la musica, mentre mi sposto da una finestra all’altra della mia casa. Non rileggo mai quello che scrivo e ascolto la musica che viene da fuori, musica di piano. Quello che vedo da quasi tutte le finestre della mia casa, non mi piace perchè non mi ricorda niente di buono, niente di bello. Vedi come sono calma e concentrata. Adesso scrivo, seguo la musica e immagino che i tasti siano tasti di pianoforte e quella che sento arrivare da fuori, in questa mattina di primavera, sia musica che suono io, battendo leggera i miei polpastrelli sui tasti del pianoforte. Ci vuole poco, mi concentro e sto attenta a me stessa e ai sussurri che arrivano da dentro. Nemmeno il vento che arriva da fuori mi scompone. Si muovono i miei capelli e sento il sole sulla pelle anche se solo un raggio obliquo e tiepido tocca le mie mani.