niente

Conosco persone che a dieci anni sapevano già cosa avrebbero fatto da grandi. Quando io di anni ne avevo 15, pensavo che questo fosse in una parola sola, il genere di persone che io ho sempre definito palloso. Io non sono così, è quello che ho sempre pensato di me stessa anche se oggi, non so più se, essere come sono, sia una fortuna oppure no. Non so perchè stamani senta la necessità di aggiungere questo al discorso che ho iniziato qualche giorno fa. Sarà il Natale, sarà che ultimamente scrivo molto, sarà che mi sono un po’ isolata, più del solito, sarà che mi manca l’ispirazione. Passo da un pensiero all’altro senza coerenza. Ai progetti che non ho però ci penso sempre più spesso ultimamente e il fatto di sentirmi così poco ispirata, si lega in qualche modo a questa totale riluttanza al progetto e alla pianificazione di alcunchè. Oltre a scrivere leggo, leggo di nuovo e se Dio vuole non solo blog. Ad esempio nel mio caso Aprire un blog, scrivere in rete non fa parte di un progetto preciso. Io non ho mai progetti precisi, odio i progetti precisi perchè mi bloccano, mi tolgono l’entusiasmo e la spontanietà. Io odio parlare e scrivere di me in un certo modo, come se in me ci fossero chissà quali nodi, chissà quali strepitose idee. Io contengo dei pensieri e i miei pensieri spesso vengono fuori in totale autonomia come se con me avessero a che fare poco o nulla. Questo mi piace dello scrivere. Questa mi piace essere. Lasciare che le cose vengano su da sè. Quando scrivo, io pratico una forma di ascolto. La mia scrittura ha un potere terapeutico su di me e quando scrivo, ci ho fatto caso, ripeto io-io, sempre. Del resto io ho una grande rabbia dentro di me e quando scrivo, certe volte, lo faccio per vedere se questa rabbia per caso, volesse venire fuori, da sè e, da sè, andarsene. Mi sento diversa dagli altri e ne sono contenta perchè gli altri non mi piacciono, non tutti. Non mi piacciono quelli che pretendono di piegare qualsiasi cosa al loro controllo, quelli che pensano di potere controllare tutto, quelli rigidi sulle loro sedie, quelli pieni di sicurezze, quelli che sanno tutto. La scrittura ha a che fare con l’essere e precisamente con il MIO essere, non vedo come potrebbe essere altrimenti. Mi piacerebbe approfondire questa questione, per me, per la mia conoscenza, ma spesso mi mancano gli strumenti e questo mi fa arrabbiare. Mi piacerebbe avere tutto il tempo di cui ho bisogno per vedere se sono capace davvero, di scrivere. Non basta dire, mipiacescrivere. Io dovrei dire come mi piace essere e avere il coraggio di ascoltarli tutti questi tanti strati che ci sono sotto la mia pelle, che ci sono sempre stati, ci saranno sempre, ci sono sia che io scriva, sia che io faccia altro. Io parlo di altro, di tutto quello che c’è di altro in me.Certi miei pensieri sono intraducibili, non capisco cosa dicano, mi ci vorrebbe un traduttore sapiente e poliglotta che avesse la pazienza di ascoltare e dettarmi quelle parole che io non riesco a tradurre. Questa cosa genera in me una specie di insofferenza cattiva che mi fa sentire ignorante e insensibile. Però l’ispirazione a scrivere io non ce l’ho più. Non so più ascoltare, la mia scrittura va avanti a scatti, è rigida e non mi dà soddisfazione. A volte rileggo e chiedo sonoio? ma io ho sempre scritto così?

Penso di no. Mi sembra che in quello che scrivo ci siano dei buchi, come se per errore, mancassero dei pezzi. Poi forse penso che dovrei leggere una riga sì e una riga no. Ricominciare ad ascoltare:

lazy line painter jane - come la cantano belle&sebastian

sara3.jpg

One Response

  1. Però a me a volte piace quello che scrivi, come lo scrivi. Come qui, per esempio. Non so dirti bene perchè, dovrei rileggere e ora ho solo il tempo di dirti questo che sto scrivendo e poi farti un saluto e un augurio. Un abbraccio e buone cose, sara.

    pessimesempio - Dicembre 24, 2007 at 4:35 pm

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