della consapevolezza

Come se mi mancasse la consapevolezza o qualcosa di simile. Di notte, certe notti, mi capita una specie di panico. Orrore per la ristrettezza di certe mie visioni, panico di quello che non sarà di me. All’inizio dicevo a me stessa vedrai non arrivi a domani ora invece so come controllare la paura e mi addormento tranquilla. Ieri F. è partito con la sua macchina, suo figlio e sua madre per andare a trascorrere il natale a Roma da alcuni parenti. La strada pare che a un certo punto curvasse, ma c’era la nebbia, la velocità e il fatto che sotto le feste, secondo me, bisognerebbe stare fermini e buoni ciascuno a casa propria, così invece di curvare, F. ha proseguito dritto, andando fuori strada, lui, la macchina e tutto il prezioso contenuto umano e non, che c’era dentro (mozzarelle nel bagagliaio).

Vedi, dico io, è un caso non c’entra la consapevolezza. Non c’entra il fatto che l’ultima volta c’eri anche tu in macchina con loro e per poco quella volta non ci lasciaste le penne tutti e quattro per via di un pazzo che sul raccordo, ha cominciato a sbandare e a stringervi contro il guard rail. Il punto è che gli eventi non si possono prevedere, non hai la palla magica, però ad oggi siamo a due. Due macchine distrutte nel giro di quattro mesi, il solito gruppo, il solito tragitto.

Qualche giorno fa, mi stavo facendo la doccia. Ho l’abitudine di farmela due volte al giorno e cascasse il mondo, io, se non mi faccio la doccia prima di sera, mi sento male. Ero intirizzita, non sentivo più le estremità così, ho aperto l’acqua e quando ha cominciato ad esserci un po’ di vapore mi sono snudata e mi ci sono infilata dentro. Una specie di sauna. Lo so l’acqua non si spreca, ma non riuscivo a ripristinare la circolazione. Sono rimasta sotto il getto bollente per un quarto d’ora. Avevo la pelle viola e un contrasto quasi piacevole tra la mia pelle caldissima e il sangue nelle vene gelido. A un certo punto, ho cominciato a sentirmi male. Ho sentito il malore che veniva da su, dalla bocca dello stomaco. Una specie di insofferenza, di inettitudine allo stare, stare in piedi, sdraiata, respirare,gridare. Insofferenza e basta.Ho pensato ora muoio, mi ritroveranno qui, nuda, putrefatta e che schifo, nemmeno depilata. Una scena disgustosa e mentre mi si accecava la vista, ho cominciato a pensare mandalo giù, resisti, non avrà la meglio, puoi controllarlo, concentrati, non puoi sentirti male così, qui,che vergogna. Ho chiuso l’acqua, ho preso l’accappatoio e sono uscita. Sono andata in camera, mi sono sdraiata e poi, piano piano il malessere se ne è andato. L’ho rispedito da dove è venuto, mi sono detta, poi tutta contenta, mi sono vestita e sono uscita, fiera di me stessa e della mia calma.

Poi però a ripensarci mi veniva in mente il controllo, la capacità di controllo. Si può fare, a volte penso di sì, che si possa controllare qualcosa, che non sempre siamo in balia di noi stessi, del nostro corpo che decide da solo, degli agenti esterni che spostano per noi le curve e ce le fanno trovare dove meno le aspettiamo. Ad esempio, io non ho un buon rapporto con la madre di F. e mi sono sentita male al pensiero di cosa poteva succedere ieri a quella curva non vista, perchè il viaggio lo aveva deciso lei per tutti anche se F. e suo figlio non ne avevano voglia. Prima di partire, ci siamo sentiti e io ho detto andate in treno perfavore, quasi il mio unico occhio avesse sentito qualcosa da temere e per cui stare guardinghi. Ho alzato la voce nel dirlo e mi sono arrabbiata con F., sua madre e il Natale. Odio le feste.

Le cose succedono. A volte si stacca qualche parte di qualcosa da qualcosa, si stacca mentre tu sei presa da altro. Cose futili tipo, che palle devo fare mille cose, che palle dovere fare il ragù per le feste, che palle vivere qui, che palle vorrei un figlio. Mentre sei presa da mille cose inutili e futili, capitano fatti sconvolgenti, cose per cui la tua vita non sarà mai più la stessa di prima e ieri pensavo a questo prima di parlare con F. appena scampato al suo secondo incidente. Ero in macchina e pensavo ad alcune cose brutte che mi sono capitate e che mi hanno sconvolta e dicevo ora stiamo bene però è inutile questa mano di nero sulla schiena ce l’ho sempre nonostante tutte le docce bollenti che mi faccio e, nel dirlo, facevo di no con la testa.

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