la quarta parte è quella più saccente

Non ho mai pensato di utilizzare la scrittura per esporre le mie personali teorie. Questo in genere succede perchè non ho personali teorie, ma semmai pensieri sfusi che ogni tanto cerco di assemblare. Non mi sono mai nemmeno azzardata a fare la recensione, di un libro, di un film, di un disco, nè ho mai osato scrivere di un fatto di cronaca, di qualche bizzarro politico di casanostra, della situazione di noi precari ( e io la sono) , di giovani, di vecchi, di bambini, di cani o gatti.

Invece in molti usano la scrittura per esprimere (anche) questo e, a leggerli, sembra che abbiano la testa piena di idee, pensieri brulicanti e perfettamente composti, metodo nel raccontare e catalogare, rigore e disciplina nel non perdere mai di vista il tema di cui si sta parlando, continuità e costanza nel rimanere fedeli a se stessi e al tono generale del proprio sito. Non ho pensieri negativi su chi riesce ad esprimersi in questo senso. Non ho avuto mai ,sino ad ora, nessun pensiero preciso sulla rete, sui blog, sui blogger, sulle modalità che ciascuno di noi sceglie per essere connesso. Forse a volte ho lasciato qualche commento, ho cercato di essere presente ad alcune discussioni, litigate o chiacchiere. In alcuni casi, mi sono sentita accusata, anche se nessuno lo ha mai fatto davvero e, per questo, per questa strana sensazione di essere vista e conosciuta anche se realisticamente la cosa è impossibile, a volte, mi sono addirittura arrabbiata. Però ad oggi, oggi che un po’di tempo è passato da quando ho cominciato a scrivere in rete, mi accorgo di iniziare ad avere dei pensieri (non teorie) su queste dimensioni.

Ad esempio a me danno fastidio le definizioni : (tu scrivi in rete, quindi sei una blogger). Mi rendo conto di perdermi dietro inutili chiacchiere, ma io questo non lo sopporto ora, come non l’ho mai sopportato in generale, anche prima. Qualche giorno fa, camminando verso la macchina, pensavo all’aggettivo mio. Ci pensavo senza un motivo particolare e pensavo alle mie cose, alle mie situazioni, ai fatti miei e mentre rimuginavo con me stessa, mi sono resa conto che il mio blog ( che sforzo) è direttamente riconducibile a me come persona, alle situazioni della mia vita, alle mie storie pregresse,a quelle future, ai miei occhi, alle mie gambe, alle mie mani nello stesso modo in cui faccio una telefonata e sono io che parlo, scrivo una mail e sono io che scrivo, prendo un treno e sono io che viaggio. Cioè quello che voglio dire è che per me il corsivo va messo non tanto sulle parole blogger, rete, blog, ma piuttosto sulla parola mio.

Io che per natura sono una persona gelosa (non invidiosa, sia chiaro), sono gelosa anche di ferrugnonudo e anche di tracotnt che è l’altro angolo pulcioso nel quale ogni tanto mi metto a pensare e a farfugliare. Sento che questo discorso mi sta scappando dalle mani, perchè penso troppo velocemente e i pensieri miei hanno la caparbia qualità di nascondersi sempre. Comunque un’altra cosa che non riesco a capire, nè a condividere è che la rete sia un luogo. Lo è effettivamente, certo, come lo è la stanza nella quale sono seduta a scrivere, ora, o l’abitacolo della macchina, o lo scompartimento del treno, o le stanze per l’attesa. Queste per me sono le stanze più luogo di tutti.

Qualche anno fa andavo da uno psicoterapeuta. In genere dovevo sempre aspettare ed M.P. mi faceva attendere in una stanzetta adiacente a quella dove avvenivano le sedute. Era un rituale più terapeutico quello ( suonare il campanello, salire le scale, trovarlo ad aspettarmi sulla porta, salutare, varcare la soglia, accomodarmi nella stanzetta a fianco ed aspettare) delle conversazioni che avvenivano nell’altra stanza. E’ difficile definire la natura di certi luoghi, i rumori e gli oggetti che ne fanno parte, ma ci sono, per me, ricordi particolari legati a certi posti e sensazioni altrettanto speciali legate ai gradi di conoscenza di me stessa che poco alla volta, ho acquisito proprio per il mio essere lì. A questa particolarità io ci tengo, come ci tengo ad essere io, proprio io e non una a caso.

Eppure proprio questa particolarità a volte ho come la sensazione che stando in rete, si perda. Come se all’ingresso qualcuno ci mettesse davanti un contratto da firmare per il quale decidiamo dal momento del nostro ingresso, di non esistere più e di ammettere l’eventualità di fare parte di un tutto indistinto, melmoso e scrivente. Spesso ho letto, no guarda, non ti devi offendere il discorso era in generale, non ce l ‘avevo con te, come se, scrivendo in rete, diventassimo tutti più equilibrati e metodici nel discutere e non fosse possibile il giudizio e il sentimento di antipatia su una persona in particolare o quella persona in particolare o quella cosa detta che non ci si sente di condividere. Come se dietro ai commenti non ci fossero persone, ma chissà che cosa, come se fosse una qualità non prendere una posizione contro un modo di essere specifico.

Ecco, un po’ sparsi e alla rinfusa, ma queste sono situazioni capaci di mettermi le mani nel sangue. Perchè penso che a volte stare in rete sia illudersi di essere altro da sè, un po’ come dir-si qui non ti vede nessuno, hai un’altra possibilità, chissà magari diventi pure figa.

Questo lungo bla-bla per dire che non credo siano i luoghi a qualificarci, ma piuttosto noi a dare identità a un posto. Poi ammetto che ci possano essere influssi, condizionamenti, tentazioni, similitudini, posture e tanto altro che vivaddio apre i miei orizzzonti, li rischiara, li umanizza, ma conservando di me sempre tutto, sbalzi d’umore, insofferenza, intemperenza, vivacità e interessi molteplici e slegati tra loro.

sara1.jpg

3 Responses

  1. scrivi tante cose e non credo proprio di riuscire a star dietro a tanta [a volte stramapalata, ma ci piace] densità! /
    una cosa però vorrei dirla, in merito all’uso della scrittura per esprimere teorie od idee personali / la scrittura per me ha tante facce, tante possibili valenze / una di queste è senz’altro quella di fare ordine, di ripercorrere i pensieri e metterli insieme / di dar loro una forma fuori da me per osservarli e valutarne il peso e il contenuto / non necessariamente per accedere alle opinioni in merito a qualcosa / più spesso si tratta di sbagli, si - non scrivo le mie opinioni ma i miei sbagli di pensiero / però è utile a vedere cosa [e come] è rimasto - di ciò che ho letto, visto ed ascoltato /

    qui da me oggi una pessima giornata, e non solo per il clima umidiccio e grigio scuro / poi magari ne scrivo sul blog - o magari no / spero che dalle tue parti vada meglio e ti auguro un buon fine settimana / un saluto

    ps/ non so se il problema siano le definizioni, o piuttosto coloro che le usano a sproposito! :)

    parergon - Gennaio 11, 2008 at 6:15 pm
  2. Ho deciso di provare a buttare giù i miei pensieri così come vengono. Chissà se a vederlo scritto il caos (il mio caos), non mi venisse voglia di iniziare a fare un po’ di ordine. La mia mamma mi diceva sempre “…se l’ordine non ce l’hai nella testa, non puoi farlo nemmeno fuori” e così è rimasto.
    Sulla giornata di oggi, il clima è stato più o meno uguale a quello delle tue parti, la mia sinusite peggiora, ieri ho perso il telefonino (credo di averlo perso in un cantiere, domani torno a vedere se lo ritrovo) e comunque non ne sento la mancanza.
    Domani si lavora e (:()… buon week-end anche a te (:))!

    ferrugnonudo - Gennaio 11, 2008 at 6:36 pm
  3. Ste cacchio di faccine non mi vengono mai.

    ferrugnonudo - Gennaio 11, 2008 at 6:38 pm

Leave a Reply