senza, mani.

Vedi, è una lotta. Tutti i giorni, in qualsiasi momento, sempre. Tu abbassi la guardia con un sorriso o perchè per un attimo ti è venuta voglia di stenderti sul divano e, niente, non ritrovi più niente.

Ah la mia casa. La mia casa a volte mi si conficca in testa con un urlo e quando mi rinvengo, trovo tutto cambiato. Allora faccio finta di niente, non urlo, non urlo più, dio- che-volgarità- la- gente- che- alza- il- tono- della- voce, ma non so più di chi fidarmi. Io questo mondo che fa schifo e che è così spietato, non lo voglio guardare e fino a ora sono stata quassù con un cappuccio in testa nero, ma a volte anche fucsia chè il fucsia mi da’ un certo brio, oltre che ad abbellirmi il carnato. Vedi che coloraccio ho io?

Però, la scorsa notte, ho capito tutto in un colpo solo e vi ho visto perbene, una volta per tutte. Allora ho cominciato a scendere. Ho varcato il cancelletto ed era quasi notte. Ho visto la strada tutta torta e sterrata, quella che quando vieni su non sai mai se ce la farai a non cadere e ho cominciato a scendere. La paura ce l’avevo, soprattutto di arrivare in fondo prima che fosse buio pesto, ma facevo finta di niente perchè mai vorrei che tu pensassi di me che sono una vile. A piedi con calma, il cuore che batteva a un ritmo un po’ sostenuto, ma calma e venivo giù, bellicosa, su quei tornanti. Ed era quasi notte, ma di paure non ne avevo perchè tenevo ben stretto in pugno il mio coltello. Un coltello d’acciaio di quelli senza dentelli, che non tagliano neanche il burro, eppure con quel coltello tenuto dalla parte della lama, scendevo e mentre si faceva notte, io erò gia quasi arrivata in pianura. Senza scosse.

Poi c’era anche un cantiere di quelli tutto tagli e abrasioni, che ti feriscono solo se li guardi e di là dalla rete, un ragazzo seduto su un muretto, che non mi diceva niente e che però io vedevo che mi guardava. Ma io niente, non mi sono scomposta nemmeno di un capello. Andavo avanti dritta e dura per la mia strada, con la schiena dritta e una canottierina di quelle brutte che a te non piacciono e che mi metto d’estate. Sono passata davanti ad una casa e dentro c’era una festa. Una tavola imbandita e tante vecchie a mettere le dita nella nutella. Ma io niente, sempre dritta, a rifiutare anche un po’ di cioccolata messa sul mio coltello. Maleducata, povere vecchie.

Poi sono arrivata in fondo. Se andavo avanti ancora sbattevo contro il muro e a quel punto il ragazzo di prima, mi si avvicina e mi chiede tu sei straniera, vero?

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