della bruttezza
Faccio l’elenco delle facce che ho visto oggi. Una specie di rubrica di connotati che annoto mentalmente senza scrivere. Faccio l’elenco dei posti, li metto tutti insieme e compongo la mia personale rubrica di cose belle che fanno bene anche all’anima.
La Spezia è un posto strano come tutti i posti di mare con un porto grande e poco turistico. A La Spezia ci vado quando ho bisogno di rinnovare il mio guardaroba. Vado da Z. che vende abiti di dubbia qualità, ma con il vantaggio di essere economici e io sono una di quelle persone che al momento del cambio dell’armadio, butta via tutto. Riempio sacchi neri per la spazzatura e li dò via anche se, per lo più, sono cose talmente logore da non reggere nemmeno un cambio di stagione. Oggi sono stata a La Spezia e forse, dato l’umore pessimo, mi è sembrata più brutta e triste del solito.
Se voglio fare una passeggiata in una città bella, non c’è verso, devo arrivare fino a Lucca oppure nel verso opposto, fino a Genova. Oggi abbiamo camminato tanto, senza parole. Con i nostri sguardi tesi che non guardavano niente e mentre non riuscivo a trovare niente da dire, pensavo che forse se fossimo state in un posto migliore di quello dove eravamo, ci saremmo sentite meglio. Il brutto deprime.
Le costruzioni decrepite non mi spaventano. Nemmeno i panni stesi sulle facciate dei palazzi, mi scoraggiano. Non sono così esigente. Ma il brutto generalizzato e senza sosta, è faticoso e difficile da gestire. Soprattutto quando i pensieri neri vanno in tutte le direzioni e senza controllo.
Allora vorrei avere un bonus da giocare. Qualche punto in più rispetto a chi è triste in un posto bello. Certo la vita è quella che è e fa poca differenza, se stai male, essere a La Spezia oppure a Roma. Eppure non mi rassegno e penso che il brutto che vedo, oltre a quello che sento, è un carico in più che non vorrei dovere gestire. Mi gioco il mio jolly. Se abitassimo a Roma ad esempio, oggi saremmo andate alla Basilica di Santa Maria Degli Angeli e avremmo passato, io e te, un po’ di tempo insieme con la testa all’insù a vedere come è alto lì dentro. Oppure se fossimo state a Firenze, ti avrei portata a Santo Spirito e ci saremmo sedute sulle scale a guardare la piazza, i cani randagi e i punkabbestia, ma con quel portale alle spalle capace di inghiottire tutto, anche noi. Poteva andare bene anche il porto di Trani, volendo, che mi toglie il fiato sempre e l’avrebbe tolto anche a te, sono sicura. E poi altro, ma mi fermo.
Invece siamo state a La Spezia e niente di quello che ti ho fatto vedere, ti ha distratta. Il brutto non aiuta. Purtroppo.
la spezia è già un lusso rispetto ad altri luoghi, e mi pare quasi una bestemmia disconoscere la bellezza del mare / dovresti pensare a chi nasce vive e muore in qualche piccolo paese di provincia, di quelli messi in piedi nel dopoguerra, senza mare, senza montagne, senza niente / luoghi privi di identità e di strumenti [soprattutto] in cui nemmeno l’identità individuale trova lo spazio giusto e il modo per svilupparsi /
il mare conferisce SEMPRE un identità ai luoghi, e personalmente ritengo che l’identità sia uno dei prerequisiti della bellezza, seppur non l’unico /
attenzione - a non smarrirti nell’autocompiacimento che si annida nelle lamentazioni - non perchè tu non debba farlo, se ti fa star bene, ma solo per via del fatto che rischi di lasciare indietro la logica delle cose, la loro verità di cose, ed anche una parte della loro bellezza /
vedere il bello implica uno sforzo e un impegno, anche quello di scavalcare il dolore, a volte /
un saluto
ps / so che quando si ama qualcuno si vorrebbe sempre il meglio, si vorrebbe proteggerlo da ogni forma di mediocrità, oltre che dal dolore / ma questo non cambia il fatto che è importante ricondurre lo sguardo sulle cose, senza perdersi nella retorica del dolore in modo vizioso /
scusami se mi sono permessa - non intendevo sminuire niente, solo ricordarti che c’è chi si confronta quotidianamente con molto meno - con un’assenza di bellezza radicale e spesso insanabile - che è anche familiare e sociale, non solo urbana /
a presto
Mai disconosciuta la bellezza del mare. forse hai frainteso il senso delle mie parole o, più probabile, non mi sono spiegata.La Spezia a me non piace e ieri, l’ho trovata anche più brutta e triste di quella che è, ma forse è anche vero che le cose che sento, spesso si prolungano e deformano la realtà, peggiorandola a dismisura.
E’ un problema mio, casomai, non trovi?
Sinceramente come vivo io, il mio dolore, le mie città ( io a La Spezia sono molto affezionata, tra parentesi, anche se mi intristisce), le mie lagne eventuali, quando ne ho bisogno, credo non ti riguardi o almeno non al punto da giudicarmi o venirmi a dire cosa dovrei fare e come dovrei fare. Ci tengo a dire che la verità è solo la MIA VERITA’ , quella di me che scrivo, perchè mi va e perchè sì. Parlo di me, con me, su di me. Non ho pretese di parlare in modo scientifico o corretto di nessuna realtà (sociale, urbana, familiare etc) che non sia quella che conosco meglio, la mia, proprio perchè non sopporto i toni da maestrina dispensatrice di verità e saggezza che spesso leggo fuori di qui e, forse, perchè non ne sarei nemmeno capace.La mia scrittura in questo momento dice di me, dolorante, forse noiosa e retorica, ma a te, scusami, cosa importa?
Credi che mi faccia delle domande, prima di scrivere? Pensi che abbia il tempo e la voglia di chiedermi se quello che sto per scrivere sia vero, giusto, reale? Io penso di non offendere nessuno, scrivendo, di stare nel mio spazio e occuparlo in modo dignitoso e senza tanti fronzoli, ma sono anche consapevole, ovvio, che c’è tutto il resto del mondo fuori di qui (per fortuna),che oltre a me, ci sono gli altri che stanno peggio che stanno meglio, non lo so. Per me sei tu retorica, quando dici “c’è chi si confronta con molto meno…”. Che novità, come se non lo sapessi.
Scusami, ma non ho capito proprio perchè tu mi sia venuta a dire certe cose. Se era un incoraggiamento a farla corta (cosa che peraltro mi ripeto dalla mattina alla sera), non l’ho capito, se era un invito ho sentito una certa durezza nelle tue parole, che sinceramente non comprendo e che per come ti ho letta finora, non combacia con l’idea che mi sono fatta di te (per quel poco che ne so, ovvio).
Sia chiaro poi, che chiunque può venire qui e anche insultarmi se vuole. Io però rispondo e, nel caso, ci rimango pure male.
saluti a te.
p.s. la scrittura a volte inganna e tradisce la persona che scrive. tu non sai niente di me.
Scusa, ma non lo sopporto che mi si dica cosa SAREBBE GIUSTO FARE E PERCHè. E’ un mio grosso limite la ribellione ai diktat. Non me ne frega niente di quello che è giusto fare, di quello che si deve dire, di come si scrive un blog, di come si sta al mondo. Se sono una merdaccia secca, me ne assumo il peso e la responsabilità , ma voglio sentirmi libera di scrivere ed essere come sono. Credo sia più importante cercare di preservare se stessi con i propri spigoli e i propri angoli bui, più di scrivere cose giuste che non annoino. Importante è rispettare gli altri, questo sì, questo sempre, ma anche se stessi.
Tu sei libera di non leggermi. A me dispiacerebbe, perchè in qualche modo, sono una che si “lega” faclmente, ma in questo momento della mia vita è più importante assecondarmi e scrivere.
rispondo saltando tra le tue righe, senza leggere per intero le risposte, perchè il tono mi pare eccessivamente aggressivo [per quanto a te non piaccia quello che ho scritto ho espresso solo un mio modo di vedere, senza urlare] - / probabilmente leggerai ancora fraintendendo i toni e il senso, pazienza, ma prima di congedarmi vorrei chiarire alcune cose /
stamattina, di fronte alle tue esternazioni, ho rilevato una volta ancora il fatto che nell’affrontare il dolore a volte si perde di vista il rapporto con la realtà delle cose, che non è semplicemente tuo o mio, ma quel rapporto con la realtà e le sue valenze che aiuterebbe nel superamento del dolore stesso, nell’essere oltre /
non intendo parlare di quello che mi succede, lo faccio già anche troppo sul mio spazio, quello che volevo dire è che esistono altri modi, altre possibilità, ed altre realtà che in questo momento potrebbero costituire un punto di confronto, per non “condannare” a piè pari quella in cui ti trovi, che è molto meno peggio di molte altre /
se poi cerchi soltanto commenti consolatori, oppure vuoi amplificare il tuo dolore autocompiangendoti, questo è un altro discorso ancora, ed è assolutamente lecito / vorrà dire che eviterò di scrivere i pensieri che scaturiscono dalla lettura, come normalmente si fa sui blog / non si tratta comunque di leggere o non leggere, di giusto o sbagliato, di approvare o bocciare qualcuno o qualcosa, non per me /
inoltre, non pensare che le cose vengano scritte sempre a cuor leggero, o da persone che stanno meglio di te, e non vedere un giudizio di valore in quanto ti si dice, perchè non era questo, il contenuto delle mie parole, quello che per me importava /
non per niente avevo aggiunto una postilla che mi pareva abbastanza chiara, in rispetto dell’impotenza di trovarsi di fronte al dolore di qualcuno che amiamo, cosa che peraltro vedo ogni giorno, senza poter portare la persona in questione nemmeno un centimentro più in là dal suo inferno fisico, familiare e ambientale, e nemmeno di un centimetro più vicina al mare che tanto ama /
ho sbagliato a scrivere, a dire quello che penso - e non è la prima volta [non imparo mai] / d’ora innanzi eviterò di intromettermi - probabilmente in questo momento hai bisogno di contatti con persone che siano maggiormente sulla tua lunghezza d’onda / a volte capita
io invece ti rispondo anche se forse a te non interessa. non stavo urlando. reagisco male (sempre) ai toni con cui mi si parla forse perchè mi sembra inutile giudicarmi o invitarmi a vedere le cose in un altro modo se io le vedo così, ora. ti ho risposto, senza urlare, senza essere aggressiva, ma mi sono sentita accusata di essere egoista e di non sapere vedere “oltre”, il mio dolore. è un dolore momentaneo, forse passerà, forse no, ma non ho verità nè per me, nè per altri e quel tuo “sempre” a inizio frase mi ha disturbata perchè penso che questo sia il tuo punto di vista, la tua partenza nel leggermi, troppo parziale. io lo rispetto, accetto anche l’incoraggiamento e gli scossoni, che fanno bene lo so da me, ma se intravvedo una qualche forma di prepotenza nel valutare una mia situazione, reagisco male. forse sono un po’ ottusa, però non posso fare a meno di pensare che la tua sia di me una visione troppo parziale e di chiedermi che cosa ti dia la sicurezza di dire che mi stia auto-compiangendo e di sapere come stia affrontando questo perido della mia vita.
quello che si dice a volte offende. basterebbe solo avere la voglia di chiarirsi e chiedere perchè gli altri reagiscano male alle cose che, in buona fede, diciamo. ma c’è solo la voglia, mi sembra, di dialogare restando dritti ognuno sulle proprie posizioni e di mantenere un comportamento corretto piuttosto che confrontarsi realmente. io mi innervosisco tanto quando mi sembra di essere stata fraintesa o giudicata, senza dati alla mano, reagisco in modo forte, forse. manifesto le mie emozioni, ne ho tante.
apprezzo sempre chi non ha paura di confrontarsi e dice ciò che pensa e dei commenti consolatori, non so che farne, ma tra l’altro qui dentro, nessuno, mi sembra sia venuto mai per consolarmi.
la lunghezza d’onda è difficle, per me, averla con qualcuno, ma a volte capita. non è la cosa più importante però.
se ti ho fraintesa, scusa.