do-re-mi-fa-sol, in effetti.

scrivere delle cose con una data di scadenza certa. non venire meno all’impegno preso. scrivere e cancellare. all’inizio avevo pensato che dovesse andare così. scrivi e cancella, ma doveva essere un’azione veloce e indolore a cui fare seguire, subito dopo, una contro-azione a negare la prima. poi mi sono detta che forse poteva essere non male, restare o aspettare per vedere cosa succedeva, come se nelle mie scritture ci potessero essere possibili strascichi da avere la voglia di intercettare. io, no. la voglia non ce l’ho. perchè i miei pensieri si sistemano mentre scrivo. fanno piroette, formano gradoni, a scendere o a salire, fanno finta di essere piramidi, facendo maramao con le dita e tralasciando concetti di cui non mi sono ancora del tutto appropriata. in realtà io, mi comporto con la tastiera del computer come se fossi di fronte ai tasti del pianoforte, ma senza spartito, senza metrica, senza alcuna conoscenza musicale in tasca. e allora bisogna fermarsi perchè da un po’, ho la sensazione di essere immobile su una piattaforma che gira sempre. conati di vomito a parte, i miei punti di vista cambiano troppo velocemente e ad ogni colpo con le dita, rischio di ruzzolare senza dignità, scarpe e faccia. tutto ciò non va bene.

questo dovrebbe durare solo due ore. ma anche no, se dalla piattaforma dovessi intravedere un interessante approdo.che poi, a pensarci bene, il mio stile è questo. urlato tra me e me. che un po’ autistica la sono.

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