a modo mio
a riempire il vuoto lasciato da f, partito per il nord da poco, che la cisa è meglio farla di giorno. quando passa da queste parti, vuole sempre andare a vedere le cave aguzze. e ieri, sotto un incredibile diluvio, siamo saliti in silenzio, nella nostra macchina colore pulmino, con l’imboscata di battiato. ad ogni curva c’erano rigagnoli d’acqua colore del fango che venivano giù dai monti. e ad ogni curva, f si fermava, abbassava il volume, tirava giù il finestrino e mi diceva, guarda con un sorriso di soddisfazione e gli occhi che brillavano che più che dire di guardare suggerivano un senti. ma io a quei monti aguzzi, sono abituata. alle elementari ci portavano sempre, in gita, a vedere il mare da lì. se devo fare vedere qualcosa a qualcuno che per la prima volta passi da queste parti, lo porto alle cave di marmo perchè sono posti speciali che fanno una certa impressione. così ieri guardavo l’acqua che viene giu’ dai monti, che parte quasi nera e man mano che scende, diventa bianca e solida perchè si sporca con la polvere di marmo. e mentre in silenzio guardavamo, pensavo che non è vero che i miei occhi non sanno guardare o il mio cuore meravigliarsi. certo a volte non ho voglia di ammirare tutto quello che c’è da ammirare, di intenerirmi per il calore del sole, per il giallo del grano, per il verde dell’erba o per il bianco dell’acqua che non traspare perchè qui da me si mescola con altro. non mi va. anzi, a volte la bellezza stride con il mio stato d’animo e con la cupezza dei miei pensieri in modo oltraggioso e arrogante. non so perchè, però il pensiero di avere detto di non sapere guardare e vedere a qualcuno da qualche parte che forse magari mi ha anche presa alla lettera, mi disturba molto e non per l’opinione che possono farsi di me e della mia anima, persone che tutto sommato non mi conoscono, ma per me, per la mia storia, per il mio vissuto, per dovere di cronaca, per tutto quello che a volte si dice, io dico, e che non corrisponde per niente a come sono. a me. per la bellezza e la bruttezza in tutto quello che si nasconde e palesa attraverso le mie parole, per i miei mostri e per i miei splendori. per l’immagine riflessa, parziale,frammentata, complicata da mille indecisioni, che esce di qua e che qualcuno di passaggio intercetta. è questa la mia verità. e la mia ricerca in questo spazio è di riuscire a dare forma scritta ai miei pensieri che a volte sono dolori, a volte sono dettagli di me riportati in modo rapido e approssimativo. anche se poi, tutto questo parlare e scrivere e poi ripensarci e cancellare, ultimamente mi sta dando un fastidio oltremodo pungente. tuttavia non riesco a decidermi. ho comprato una macchina fotografica nuova perchè da quando ho ricominciato a scrivere, la mia testa ne è completamente assorbita ed è come se un senso ottundesse l’altro. poi ci penso su e capisco che anche questo è uno dei miei limiti. guardare in una direzione e non riuscire ad individuarne un’altra contemporaneamente. tutto mi colpisce, ma tutto al tempo stesso scivola in modo veloce e va e depositarsi sul fondo. lo raccatto mestamente già sconfitta e imbarazzata per non sapere cosa farne, afflitta dal pensiero della mia incapacità a trattenere nello sguardo, nella mente, nel cuore tutto quello che mi trapassa. allora faccio funzionare l’obbiettivo sperando di aumentare la capienza, di acquisire la calma, di imparare a trasformare i miei residui in risorse. ma qualche bestia nera sempre in atto da qualche parte dentro di me, mi chiama stupida e mi invita a chiudere velocemente.
poi per tutto il resto e per come vanno le cose(relazioni), pazienza.