14e30

All’improvviso si accorge che non sa più cosa vuole dire. Pensa a quanto le piacerebbe scappare nonostante la campagna, le mucche, le galline, l’asino, la mamma, il minestrone, l’altalena in giardino e suo nonno. Delle amicizie non si preoccupa, saprà rifarsene di nuove , della scuola… no della scuola niente. Torna a casa il pomeriggio verso le due, mangia qualcosa nella grande cucina con il grande camino, sempre acceso di inverno, guarda per un po’ le mattonelle di cotto in terra, chiacchiera con la mamma, giusto due o tre cose, poi, sale in camera. All’inizio erano, prima i compiti e poi i racconti, dopo un po’, prima i racconti e poi i compiti, ora niente. Ma com è possibile. Sono circa 15 giorni che se lo chiede. Si alza dalla sedia con uno scatto, strappa il foglio appena uscito dalla stampante, lo butta a terra e si avvicina alla finestra. Uh, guarda. Il nonno.

La casa è un grande rettangolo a due piani. Da una parte ci sono campi, prato e terra, dall’altra, l’autostrada. Non è male. Un po’ scissa, ma non male. Esce dalla camera e va in corridoio. Fa la spola da un lato all’altro del rettangolone. La finestra 1 o la finestra 2. Per l’ispirazione, la 2 è sempre la migliore. Dentro a quelle macchine ci vorrebbe essere lei. Verso sud o verso nord. E’ uguale anche se, dentro di lei, qualcosa vira sempre verso sinistra e quindi a nord. Il nonno continua a zappettare con il suo golf di lana grossa invecchiato apposta per i campi. Lo guarda dall’alto e di lui vede solo un pezzo di pelle del collo che sbuca fuori dalla sciarpetta gialla. Zappetta con la schiena piegata, poi dopo un po’ rientra in casa e si lamenta del dolore alle ossa. Dalla 1 però non arriva niente, così si gira dall’altra parte e torna alla 2.

Sente la mamma di sotto che lava i piatti. Sente la voce della televisione che viene su dalle scale e fa uno strano rimbombo nel corridoio. Vorrebbe urlarle di spegnere tutto, ma si trattiene perchè in questi giorni la mamma è triste e nervosa. C’è una pubblicità con una musichina che le piace così si mette a dondolare e a simulare una specie di danza tribale. Non vede l’ora che sia sera, perchè quando è buio i pensieri le vengono meglio. Si dà ancora qualche giorno di tempo. Una settimana al massimo, poi, se non viene fuori niente di buono, la smetterà con i racconti e magari comincerà con le foto.

Che qualcosa ti devi pure inventare se vuoi scappartene da qui.

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