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(teoria) vorrei smentire l’inutilità di certe mie abitudini verso una certa scrittura, attraverso scritture più distaccate e compiute, ma non mi riesce. quello che invece mi sta riuscendo ultimamente è rivolgere lo sguardo altrove. non da me stessa. in effetti guardo molto me stessa tra questi confini virtuali, ma forse lo faccio qui perchè altrove non capita, non lo faccio capitare, scelgo altre formule per spiegare me stessa all’esterno, ma anche questo, tramite queste righe e queste cose scritte, non può capirsi.
(pratica)mi sto avvitando da giorni su un vecchio progetto abbandonato. i clienti si sono stancati, di noi e delle amministrazioni e, da un po’, non si fanno più sentire. qualche giorno fa, non so dove e da chi, ho sentito dire che uno dei due rischia il fallimento. non per colpa nostra, ovviamente, ma la cosa mi ha turbata. così di notte ho sognato cose improbabili che lo riguardavano, mi sono lasciata triturare, un po’, dal senso di colpa e il giorno dopo, ho ricominciato a lavorare. ho ripreso tutte le carte, tutti i vecchi disegni, le prime ipotesi, i primi scarabocchi.
(tempoperso)mi chiedo spesso se questo lavoro mi piaccia. in genere mi capita di interrogarmi proprio nei momenti di calma, proprio nel momento in cui ho il tempo di pensarci. in questi giorni, non ho mai pensato, nemmeno per un attimo, se il mio lavoro mi piaccia o no. lo faccio e dalla dedizione che ci metto, misuro l’entusiasmo.
(intervallo)però mi viene spontaneo pensare ai ponti, agli spazi vuoti dentro i quali si inseriscono i miei pensieri. mi sento tesa, nel senso di tirata. come se a volte l’assenza di un particolare impegno (lavoro), mi tirasse di più da una parte, lasciando un preoccupante vuoto dall’altra. perseguo dentro di me, una specie di completezza e di capacità di essere biunivoca che mai, mi sembra, riesco ad avvicinare. come se fossi perennemente sbilanciata o da una parte o dall’altra. totalmente incapace di dosare le mie energie, in modo da evitare assenze, mancanze, inesattezze.
(flash)eppure il mio modo di essere, a volte estremo, sembra offrirmi, in certi casi, approdi solitari, ma molto illuminanti a cui, per ora, non riesco a rinunciare.
(conclusione)poi, sempre più spesso, penso che non avere figli, sia il solo unico e verosimile motivo per cui io non riesca a dividere e a distribuire. di me, di tutto quello che serve.
Eppure a me questo blog piace tanto. Mi piace il tono con cui scrivi le cose, ha forza. Forse perchè mi ricorda una me stessa più giovane. Ho poco tempo per venire, a volte me ne scordo, presa da altro. E quando arrivo qui ho sempre paura che tu abbia smesso di scrivere. Invece sei ancora qui. Ciao, buone cose.
cara pessima, grazie delle visite e delle parole. a volte mi lascio un po’ prendere dallo “sconforto” perchè le persone che passano di qua, sono sempre di meno. però insisto e non solo per gli altri, anche per me, per il mio bisogno di scrivere. in fondo, mi fa bene.
ciao.