cosa è successo.

Entriamo dentro casa tua. Di sera. La prima cosa che fai è abbassare le tapparelle schiacciando un bottone e loro si chiudono tutte insieme portando il buio dentro, azzerando la luna fuori. Nel buio ti avvicini e sento il tuo respiro. Sfiori la mia mano prima di arrivare al polso e stringerlo, dolcemente. Ti seguo senza respirare. Alla prima luce che si accende, mi accorgo che in casa tua si sente odore di resina. Ti siedi sul divano e mi guardi con un mezzo sorriso, che è stanchezza e tristezza insieme. Rimango in piedi davanti a te. Un’asse in mezzo alla sala. Un’asse fasciata in una tunica di lana verde. Hai gli occhi rossi di sforzo trattenuto.

siediti, parliamo.

Uno, due tre. Ho una musica in testa che mi perseguita da giorni e che dice uno, non ti amo più, due, non ci sono parole da dire per spiegare la fine, tre, devo muovere il mio corpo da qui, devo uscire prima che sia giorno. Quattro, non posso ascoltare niente di quello che mi dici, non posso guardarti.

Le case che non abitiamo più insieme, mio caro amore, ci rendono il discorso ancora più pesante e difficile.

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