le nuvole.

in questi giorni sto facendo il tagliando al mio corpo. ci fu un medico anni fa che mi disse di avere solo un consiglio per noi pazienti e cioè la prevenzione. è l’unica difesa che abbiamo e nel dirmelo teneva la testa bassa e scriveva cose indecifrabili su un foglietto 2×2.

bene a parte questi dettagli insignificanti, questa mattina mi sono svegliata con l’immagine di una casa in vendita. certe volte la mia totale incapacità di disegnare o piuttosto la mancanza di coraggio per farlo, mi rende impossibile qualsiasi traduzione. per certi sogni infatti non ci sono parole, non se ne può scrivere, bisognerebbe solo disegnarli, ma ahimè non ci riesco.

da certi miei sogni a volte sono emerse immagini di luoghi, così famigliari e intimi da mettermi in imbarazzo. anni fa, ad esempio, sognavo spesso di essere appostata, subito dopo una curva, davanti ad una rete che divideva il mio pezzo di strada dalla spiaggia antistante. e la cosa assurda di questa visione, non era tanto il mare o il contesto generale in cui si svolgeva il sogno, quanto piuttosto l’essere lì, davanti a quella rete subito dopo quella curva. proprio quel punto lì, in quel cm, a pochi passi di distanza da quello spigolo.

è questa ostinata imperscrutabilità del sogno ad affascinarmi e a spingermi ogni volta a tentare una traduzione, a volerli mettere su carta.

comunque questa notte, questa vicinanza e fortissima famigliarità , l’ho sentita su un piazzale chiuso su un lato, da un muro di confine. su questo piazzale c’era appunto una casa in vendita. la facciata principale era quella tipica delle case coloniche, ma i muri erano colorati di verde e rosso e riccamente decorati. i proprietari prossimi alla vendita, avevano tolto tutti gli infissi, e così passandoci davanti si poteva intravedere l’interno ancora totalmente arredato. così io passavo davanti ad ognuno di quei buchi vedendo in successione camera grande (muri dipinti di rosa, telo per proiezioni, rosa, lettone enorme con coperte bianche),camera piccola, bagno, cucina sala. e nel vedere così bene, forti e chiari queste stanze, avevo l’occhio retroverso che si svegliava e mi diceva fotografa, guarda che immagine chiara, se non la fermi adesso quando ti svegli l’hai perduta per sempre.

però nel sogno ci si va a mani vuote, scalzi, a volte anche nudi, sprovvisti di mezzi, totalmente soli. così io stanotte la foto a quella casa in vendita non l’ho potuta fare. tuttavia ho portato indietro, come sempre, questa sensazione di conoscenza perduta/ritrovata, di vicinanza, di famigliarità che nemmeno a pensarci per ore, mi viene in mente cosa mi ricorda, dove, quando e perchè.

questo è il gioco, questo l’insignificante baratto che è consentito nel passaggio.

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