sottili previsioni, una luce si è accesa da sola.
(ancora dentro) A captare i segnali che dal mondoaltro mi arrivano io non sono brava. O meglio, i segnali li capto, forti e chiari, ma quello che proprio non riesco a fare è la verosimiletraduzione degli stessi.
Così da giorni mi rigiro un discorso nella testa e lo rigiro talmente tanto che ormai credo di averne sviluppato seimila versioni. Comunque quella che mi aggrada di più è la versione dai toni aggressivi. Detto così, tanto per dirne una.
Perchè qualcosa non mi convince. Come se gli altri o una nello specifico con cui ho a che fare quasi ogni giorno, evitasse con più o meno consapevolezza di dirmi delle cose, per me importanti. Purtroppo su questi discorsi mancati che io avverto , li sento nell’aria come mi accorgo quando sta per piovere, costruisco possibili traiettorie. Parto da un punto x nel mio rigirio mentale, dove i fatti sono circostanziati (come suona strano questo circondare e questa stanza nella parola stessa) ed elencati con una certa meticolosità e questa è all’incirca l’analisi dello stato di fatto, per arrivare a molteplici approdi che mi vedono vestire panni diversi a seconda della mia presunta reazione al mancato discorso . Dubbio, rabbia, perplessità, amarezza, frustrazione, rassegnazione, serenità, gelosia e questo è lo stato d’animo mio a fronte di tutte le mie possibili previsioni.
Ci sono state troppe volte nella mia vita in cui pur essendomi accorta di come lentamente stavano disgregandosi e degenerando le cose, non ho fatto assolutamente niente e sono rimasta come un ebete, a guardare lo sfacelo. Eppure lo sapevo è una frase che ho detto centinaia di volte e che altrettante volte è stato inutile dire essendosi fatto ormai, troppo tardi.
Così oggi mi chiedo, nel mio ennesimo rapporto con il mondoaltro: a che punto sono/siamo?
E nel dirlo sento nell’aria, profumo di temporale e tempesta in arrivo (che oggi, mica per scherzo, qui da me è venuto giù il diluvio universale).
mi ritrovo molto in questo sentire: “a che punto sono/siamo?”

ma io, di solito parlo. Il silenzio mi allarma e incupisce. Vorrei vedere sempre chiaro, come se avessi bisogno di tenere tutto sotto controllo per poter andare avanti e non capisco che, invece, non è possibile.
e, del resto è proprio il non detto e l’oscurità che mi attraggono. Siamo complicate, eh!
ciao sara.
già, mi piacerebbe fare il “controllo” di tutti i silenzi intorno a me, ma passerei le mie giornate nel dubbio e nell’ossessione di molteplici non-risposte senza capire niente comunque di chi mi sta a fianco. per me sono complicate le relazioni, tutte, e il mio modo di stare al mondo.

ciao bri,
anche per me sara.
non so se hai letto il libro “i quasi adatti” di Peter Hoeg,
beh, essere quasi adatta mi sembra già una grande conquista e, per me, per ora,”irraggiungibile”
mah!
chissà, … non perdiamo le speranze.
non ho letto il libro ma…grazie per il consiglio…chissà che non mi aiuti ad articolare meglio pensieri e parole visto che mi sento così… inadatta.