cose viste dall’alto/l’essenziale.

Estrapolo dettagli da googlearth ultimamente. Non riesco a trattenere l’emozione a vedere quella “palletta” girare e mentre gira l’accompagno dicendo tra me e me “frrr”, perchè questo è il rumore delle pallette che girano. In tutti i sensi. In ogni caso, rumori a parte, preferisco i porti e vedendo così tanti porti e immaginando così tante partenze, mi è tornato in mente un dettaglio della mia vita da studentessa. Abitavo con altre due ragazze e una di queste era, quasi sempre, un po’ nervosa. Una sera all’ennesima lite con il fidanzato, Silvia presa dall’esasperazione riempie una valigia con tutti i suoi vestiti e, senza fare una grinza, la scaraventa dal quarto piano. Poi, rientra in sè, chiama il fidanzato e gli spiega come e dove recuperare i propri abiti. Si fa una camomilla e va a dormire. Fine dell’amore e soprattutto della convivenza.

Nel vederla andare giù, seguita da altri rimasugli d’abiti, c’era in quella valigia un che di poetico e leggero che, nonostante le lacrime e la discutibile disperazione di fronte all’ennesimo amore finito, quella sera, ci fece stare meglio tutte, Silvia compresa.

Sapersi liberare. Spezzare le catene. Poche chiacchiere.

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2 Responses

  1. mi fa venire in mente “e la mano si arrampicava”
    un flash

    bri - Marzo 27, 2008 at 6:48 am
  2. per una volta, almeno per me, credo di avere messo un’immagine in sintonia con il mio post. per una cosa che scendeva, la valigia, molte altre salivano agli occhi. a certi dettagli così evidenti, tipo la fine di un amore, a un certo punto nessuno può più sfuggire. nemmeno se la consapevolezza ferisce e molto.

    ferrugnonudo - Marzo 27, 2008 at 7:58 pm

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