cose viste dall’alto/l’essenziale.
Estrapolo dettagli da googlearth ultimamente. Non riesco a trattenere l’emozione a vedere quella “palletta” girare e mentre gira l’accompagno dicendo tra me e me “frrr”, perchè questo è il rumore delle pallette che girano. In tutti i sensi. In ogni caso, rumori a parte, preferisco i porti e vedendo così tanti porti e immaginando così tante partenze, mi è tornato in mente un dettaglio della mia vita da studentessa. Abitavo con altre due ragazze e una di queste era, quasi sempre, un po’ nervosa. Una sera all’ennesima lite con il fidanzato, Silvia presa dall’esasperazione riempie una valigia con tutti i suoi vestiti e, senza fare una grinza, la scaraventa dal quarto piano. Poi, rientra in sè, chiama il fidanzato e gli spiega come e dove recuperare i propri abiti. Si fa una camomilla e va a dormire. Fine dell’amore e soprattutto della convivenza.
Nel vederla andare giù, seguita da altri rimasugli d’abiti, c’era in quella valigia un che di poetico e leggero che, nonostante le lacrime e la discutibile disperazione di fronte all’ennesimo amore finito, quella sera, ci fece stare meglio tutte, Silvia compresa.
Sapersi liberare. Spezzare le catene. Poche chiacchiere.

mi fa venire in mente “e la mano si arrampicava”
un flash
per una volta, almeno per me, credo di avere messo un’immagine in sintonia con il mio post. per una cosa che scendeva, la valigia, molte altre salivano agli occhi. a certi dettagli così evidenti, tipo la fine di un amore, a un certo punto nessuno può più sfuggire. nemmeno se la consapevolezza ferisce e molto.