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Io non parlo di niente, non scrivo di niente, non penso, perlopiù, niente. Me ne sto qui, incastrata tra due giorni, messa di profilo perchè temo gli impatti frontali. Non mi muovo, sguscio. Sgusciare mi viene meglio perchè solo così riesco a rendere più rapido il mio movimento.

Inadatta. Chiusa. Preparo la mia valigia. Prelevo con sguardo critico gli abiti giusti, ma tutti sembrano troppo poco conformi o adatti. Rimangono quelli più cupi. Il nero non ha sfumature. Lo prediligo per questo. I libri giusti. Quelli che lo sono troppo, mi fanno sentire ancora più inadatta. Per questo scelgo i più facili. Quelli che non pongono domande, nè riescono a coinvolgermi in percorsi circolari. Mi assesto. Penso a qualcosa, a certe cose. Scelgo solo la posizione più comoda. Il treno accompagna il mio disagio. Nel movimento assaporo l’illusione del non-esserci o essere-per-sempre-mossa.

Difficile prendermi, mentre viaggio. Mentre esploro il lato esterno della finestra.

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uovanelcorpocomeaghi

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