(strade.stop.umorale.stop)

No lo dice scuotendo la testa. Tanti no di fila, tante rotazioni della testa, ma gli occhi sempre fissi senza sbattimenti. Poi va dritto per la sua strada, il solito percorso fatto ad andare e ripreso a venire. Una sfilza di casone tutte diverse e di diverso colore. Bellissimo il cielo azzurro contro il rosso di quel bel palazzone laggiù. Bellissimi i platani, ma anche molto notevole la padrona di quel cane. La incontra tutte le mattine alla stessa ora, sulla sua stessa strada. Benedetta strada, benedette le donne. Non parliamo di quel fiumiciattolo e del suo scorrere tranquillo. Ad ogni stagione, un pensiero diverso. Pensiero di tuffi fatti tempo fa, il tempo dei suoi bisnonni, il tempo passato sulle sponde del fiume a fare il bucato, a fare niente, a fare altro, probabile, di notte. Il tempo del fiume ghiacciato, della superficie immobile dell’acqua. Scritte sui muri fatte con le bombolette spray, la più persistente e presente di tutte è hope, ma la sua preferita è quella gialla con i contorni neri. Polpa e scheletro. Le sponde del fiume in certi punti non sono intonacate e si vedono i mattoni sotto. Ogni volta che passa vorrebbe fermarsi per fare una foto e attaccarsela al muro vicino alla porta d’ingresso. Ma in quel punto lì in genere i suoi pensieri cambiano rotta. Pensieri leggeri quasi inutili, un inutile niente, il niente della sua parte leggera, quella che non nutre mai. A metà del ponticello, i suoi pensieri virano improvvisamente. Scuote di nuovo la testa, di più. I suoi personalissimi no alle cose che non gli piacciono, il suo dito volgarmente alzato alle cose che non vanno. I suoi buchi nel braccio, il suo buco nel muro, i suoi no che stanno zitti e covano cattiveria e domande senza risposte dentro di lui. Allora i suoi passi si fanno svelti a finire il ponticello. Attraversare la strada, arrivare dall’altra parte prima della salita che lo porta via. Poi di nuvo case, tutte in fila con i colori sbiaditi, scritte incomprensibili sui muri e vecchi poster lavati dalla pioggia. L’ufficio postale si è trasferito altrove. Non riesce a spedire quello che vorrebbe. Si ferma poco prima del vecchio ufficio postale, guarda la targa di ottone attaccata al muro, legge impostazioni e gli viene da piangere. Tutte le mattine, sempre così. La parola sbagliata. Stop.

2 Risposte

  1. sai, alla foto che ho messo da me sarebbe bello attaccare questo tuo pezzo.
    il fiume, il ponticello.
    Se per te va bene lo metto con il riferimento al tuo blog.
    mi piace molto.
    Dimmi se posso farlo.

  2. grazie per averlo chiesto. comunque certo che puoi farlo!

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