(problematica, così.)

Non sono tenuta a raccontare tutto. Non sono tenuta a farlo perchè spesso ho la sensazione che le mie non siano parole scritte, ma vani tentativi di parole per giustificarmi. Di cosa, da cosa? Ieri pomeriggio, in attesa, aspettavo e aspettando pensavo. Pensavo a come la paura restringa il mio spazio vitale. Quando ho paura, la mia vita diventa una stanza 1×1. Molto stretta, molto concentrata. Un po’ come questo spazio.

9 Responses

  1. io credo che per esorcizzare la paura sia importante fare delle scelte. Prendersi delle responsabiità, sbagliare anche, ma non essere paralizzati.
    Nessuno comincerebbe una storia d’amore, nessuno farebbe più figli, nessuno proverebbe a lavorare, nessuno…
    Fidarsi, forse, anche se sappiamo che non sempre va bene; ma io non concepisco una vita di diffidenza. Cautela, sì, e si impara nel tempo se cauti non lo si è naturalmente, e non avere il terrore di sbagliare. Come se fosse possibile non farlo.
    Si sbaglia di più a rinunciare a vivere.
    E te lo dice una che ha fatto tanti errori, ma a cui è sempre sembrato importante non rinunciare a voler bene.

  2. non so cosa rispondere. in realtà questa è una fase della mia vita in cui molte cose, e non per volontà mia, sono congelate. soprattutto l’amore. spesso mi chiedo se faccio bene a lasciare ad altri/o il controllo. credo di no, ovviamente, ma il cuore, nel mio caso, purtroppo comanda. la paura di cui parlavo qui però si riferiva ad altro. ad una specie di disagio, di approccio alle cose sempre un po’ troppo drammatico, ad un mio essere vittima, molto spesso, di mie paranoie e vecchi nodi mai risolti. ma ne sto prendendo atto e questo è per me già un passo in avanti.

  3. o forse non un passo avanti, ma molti inciampi e basta.

  4. beh, questo è un’ostacolo che capisco molto bene.
    inciampo, davvero, a volte scoglio o montagna o abisso
    ma si va avanti e, a volte, si torna indietro
    :)

  5. “Molto stretta, molto concentrata”

    magari mettere in primo piano “molto concentrata”. con/centrata.
    le parole dicono e dicendo segnano percorsi. “ragnatele” che siano. una qualsiasi traiettoria è invito al movimento.

  6. non credo di avere capito… comunque grazie del passaggio…
    :)

  7. che risposta di merda la mia, scusami T. ma certe volte davvero non capisco niente di quello che dico e mi si dice.

  8. … ma vero resta che spesso, obiettivamente, si capisce una benemerita mizzica di quello che scrivo :) )

    mi riferivo comunque – cioè, ho tentato di farlo :) – al fatto che la sensazione di paura può evocare immagini assai diverse. Io per esempio mi sarei “descritta” forse in mezzo ad un grande vuoto, che so…, in mezzo al deserto. Dis/persa. Con giorni e giorni di cammino, per dire, tra me e il primo essere vivente a cui potermi rivolgere.
    E pensavo che sentirsi “concentrati”, forse dovrebbe rendere più facile il tessere relazioni, piccoli “tragitti” tra il sé-centro e chi sta intorno; pensavo al fatto che le parole con le quali qualcuno riesce a “definirsi” contengano in qualche modo l’indicazione per reagire, o agire, o non so, ora smetto prima di ricomplicare le cose :) )
    un saluto e una richiesta di perdono…
    :)

  9. ti perdono anche se non hai fatto niente! comunque anche a me piace il pensiero che le parole che scelgo per parlare di me, contengano in sè le istruzioni per l’uso . più difficile invece mi risulta la traduzione, ma questo è il solito (mio) problema di vedere le cose da distanze troppo ravvicinate. in realtà sono miope in tutto quello che faccio. la miopia per me oltre che un difetto degli occhi, è una più generale postura nei confronti della vita che a stento riesco a togliermi. comunque, un saluto anche a te e grazie della spiegazione!

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