ah. dunque al mare ci sei andata. bene.
Sappi che il reading di Capossela è bellississimo. Quello che fa lui, in realtà non è un vero e proprio reading, è… cantering, diciamo.
Non sai cosa ti sei persa.
Ora lo sai.
(è venuto da queste parti, l’anno scorso. in piazza c’era un gran casino, da queste parti si aaaaaama la cultura. della parte “recitata” non ho sentito praticamente nulla – un tecnico del suono da linciare -, ero di passaggio, io esco e vado in piazza solo perché lì c’è l’unico bar-tabaccheria aperto, la domenica e la sera, e non leggo i giornali locali che annunciano gli Eventi. (Solo l’anno scorso ero io quella che metteva in rete per prima le notizie, su un portale. Si cambia.) In effetti, la musica – che si sentiva – era quella bellissima di Capossela. Per queste cose – reading e assimilabili – ci vuole l’atmosfera, un pubblico non quello raccogliticcio di una piazza che si gode il fresco chiacchierando. Magari ti sei persa soltanto una feroce arrabbiatura.)
t. - Luglio 20, 2008 at 9:32 am
Non lo so, forse sì. In realtà quello di Capossela era solo uno degli spettacoli presenti nell’ambito dell’aria festival. Un festival che fanno da un po’ di anni alla Palmaria (isoletta davanti a Portovenere). Il reading/cantering di Vinicio era all’ex Cava del Pozzale. Non mi dilungo su questo, ma a me ispirava (più che Capossela) l’ambientazione notturna, il trasporto da La Spezia all’isola in notturna, l’idea del mare e di queste figure scure nella notte in mezzo al mare. Poi ho virato su S.Terenzo dove ho scoperto un’insenatura splendida che mi ha consolata.
Mi rendo conto di avere un gran bisogno del contatto del mare e basta. Credo siano i postumi della Sicilia. Non mi sono ancora ripresa.
Questo, Capossela a parte.
(non ho gufato. giuro.)
(in che senso?)
ah. dunque al mare ci sei andata. bene.
Sappi che il reading di Capossela è bellississimo. Quello che fa lui, in realtà non è un vero e proprio reading, è… cantering, diciamo.
Non sai cosa ti sei persa.
Ora lo sai.
(Aaah, che soddisfazione, la vendetta
)
Lo immaginavo.
(è venuto da queste parti, l’anno scorso. in piazza c’era un gran casino, da queste parti si aaaaaama la cultura. della parte “recitata” non ho sentito praticamente nulla – un tecnico del suono da linciare -, ero di passaggio, io esco e vado in piazza solo perché lì c’è l’unico bar-tabaccheria aperto, la domenica e la sera, e non leggo i giornali locali che annunciano gli Eventi. (Solo l’anno scorso ero io quella che metteva in rete per prima le notizie, su un portale. Si cambia.) In effetti, la musica – che si sentiva – era quella bellissima di Capossela. Per queste cose – reading e assimilabili – ci vuole l’atmosfera, un pubblico non quello raccogliticcio di una piazza che si gode il fresco chiacchierando. Magari ti sei persa soltanto una feroce arrabbiatura.)
Non lo so, forse sì. In realtà quello di Capossela era solo uno degli spettacoli presenti nell’ambito dell’aria festival. Un festival che fanno da un po’ di anni alla Palmaria (isoletta davanti a Portovenere). Il reading/cantering di Vinicio era all’ex Cava del Pozzale. Non mi dilungo su questo, ma a me ispirava (più che Capossela) l’ambientazione notturna, il trasporto da La Spezia all’isola in notturna, l’idea del mare e di queste figure scure nella notte in mezzo al mare. Poi ho virato su S.Terenzo dove ho scoperto un’insenatura splendida che mi ha consolata.
Mi rendo conto di avere un gran bisogno del contatto del mare e basta. Credo siano i postumi della Sicilia. Non mi sono ancora ripresa.
Questo, Capossela a parte.