Espatrio, in tre atti

by ferrugnonudo

Espatrio, nevischio, prime impressioni_Nel parcheggio della stazione nel primo paese straniero passato il confine, un ragazzo e un travestito entrano in macchina dopo aver fatto compere nel supermercato sempre aperto, l’unico in città a restare in servizio sempre, notte e giorno, giorni di festa e giorni normali. L’ora di pranzo è passata da un pezzo, lasciano i pacchi sul sedile di dietro. Sarà una lunga giornata, nonostante sia già quasi finita.

Espatrio, funicolare_ Il primo approccio fu quello. Un ragazzo e il suo fidanzato o fidanzata nel parcheggio della stazione. Sacchetti per la spesa in prosa. Per andare in centro si prende la funicolare e si passano in rassegna le finestre delle case prospicienti il binario. Tira sù la zip del cappotto, ha nostalgia di casa, non è vero, si sente sola, non è vero. Si sente come una che è appena arrivata e non c’entra un cazzo.

Espatrio, idee, scambismo_ Infreddolita entra in un bar. Lo intravede sulla via principale del Centro. Ad incuriosirla una grande porta a vetri e legno dipinto con una vecchia tintura bianca. Un tè, o qualsiasi altra cosa pur di entrare a vedere l’aria che tira. C’è un opzione irrinunciabile dell’espatrio, potersi immaginare altra, senza un vero e proprio passato se non i cinque minuti appena trascorsi. O il tubino di lana nera della prima ragazza che si vede e le sue calze coprenti, scure anch’esse e tutte le sue cose, in quella circostanza assolutamente superiori alle proprie.Qualsiasi scambio è lecito in un espatrio che si rispetti. Dopo aver vissuto quasi mezza-vita nello stesso punto geografico, dopo essersi lasciati marchiare a fuoco da chi ci conosce o dice di, l’unica salvezza è un’ipotesi diversa. Divani di altri, letti di altri, genitori di altri, piccoli animali domestici di altri, case e fuochi di altri, piccoli incendi qui e là, alcune pericolose lesioni, buchi neri. Ordina una tisana. La stessa della ragazza vestita di scuro, con i capelli biondi e lucidi.