In realtà, detto a chi capita, sto pensando all’importanza di avere / darsi una figura. Messo tra virgolette ovviamente. Anche una figura di merda, o una figura sui tacchi. Ecco mi piace questa. Una figura di merda sui tacchi. Ovviamente riccia. A bientot.
tento inutilmente da ieri di postare il mio guazzo da una delle tue foto. Tiscali non risponde.
che sia un effetto a rimbalzo, a cascata della sconfitta di Soru? povera me! (mi dispiace anche per lui, ahimè)
a latere (mi scuso per l’off topic) sto riflettendo su quanto hai scritto in questi giorni
ci penso su.
ciao con simpatia
No, vedrai che probabilmente è il demonio che è in me e che si propaga, si propaga,si propaga. A denti e mascelle serrate. Con tanto di ringhio annesso.
Ciao. Ricambio la simpatia, Laurè.
Laura, il tumblr è facile e sostanzialmente mi vien da paragonarlo a un rullo di tamburi in assonanza al nome. Serve per postare pezzi brevi, tuoi o di altri che ti son piaciuti (come dice la canzone…). Se scegli di seguire alcune persone i cui ti pensieri ti piacciono hai sempre la possibilità di seguirne le novità ed eventualmente ricaricarle nel tuo spazio. Io ce l’ho da tempo. L’ho usato a fasi alterne e adesso mi pare di aver trovato lì maggiore rispondenza di quella che ho trovato qui. O forse sono solo in una fase in cui mi piacciono le cose e le persone “easy”. E’ un po’ una vetrina, non si interagisce direttamente, non è fatto per questo, e ognuno si fa, sostanzialmente, i fatti propri, pur senza perdere il gusto di guardare e guardarsi.
laura, l’ho letto anni fa. ma la mia indole rimane arcaica e selvatica. tocca farci i conti e smetterla di chiedersi perchè si è come si è.
ciao
bau bau
no, non la voglio cambiare. tanto non ne sarei capace… è che mi pare di essere una disadattata, ecco. sono stufa di non scendere a patti con la mia “diversità”. con quella che sento di avere. non ne vado fiera. so che potrei migliorare. mi guardo intorno. presumo che essere come sono gli altri sia meglio. o forse solo più facile. ecco. a volte mi sento invidiosa. lo ammetto.
p.s. con questa storia qui che i posti liberi per commentare sono sparpagliati, non ti avevo vista…
bne, ma credo che siamo rimasti davvero in pochi fuori da lì. non so perchè, ma questa generale desertificazione a favore della cosa più di moda del momento, mi fa davvero arrabbiare. e non certamente per la platea che sparisce che comunque qui è sempre stata piuttosto scarna. non me ne lamento tutt’altro. ma. c’è altro Oltre. non lo so ancora definire. questo sentire ostile. ma ci sto pensando.
salut, cara bri.
non credo sia un sentire ostile. Credo sia un’altra cosa.
A me sembra la fiera delle vanità, ma posso sbagliare. e, al solito, dipende dall’uso che se ne fa.
ormai non sono più sicura di niente.
e cmq se FB esiste e ha successo ci sarà un motivo, ma non ho voglia di interrogarmi su questo.
MI sembra futile
il successo è che ci sono tutti. ecco il successo. popolo bue come dice morgan della tivvù. tra parentesi io non mi sento bene. ma niente proprio. quibdi l’insofferenza aumenta.
in effetti, basta non andarci come facciamo noi.
neppure io mi sento bene, ma tant’è.
ma non ho voglia di arrabbiarmi per questo. Non ne ho l’energia, più che altro.
sto sempre più chiusa nella mia cuccia e del “successo” non me ne importa niente. Del successo della “visibilità”, intendo. Del mio e di quello altrui. Attribuisco a questa parola altri significati.
ciao sara, sempre più selvatiche noi due.
vero? )
sapessi quanto mi fa arrabbiare questo mio essere -sempre- fuori tempo massimo. è sempre così. la moltitudine mi frena e, un po’, mi schifa. il punto però è che ogni volta mi ritrovo un po’ isolata. non è l’isolamento a spaventarmi anche se a volte penso che questa attitudine alla chiusura sia indice – solo- di insicurezza e blalbla, ma proprio la sensazione di slittamento temporale che avverto tra me e me tra me e gli altri, una mancanza di capacità di essere contemporanea a me stessa. il discorso è molto più ampio e complesso e fb è solo una -triste- metafora.
ci tengo a dire che considero triste fb solo per la gran massa di gente che attira. ieri sono passata tra i banchi del mercato. il lunedì è giorno di mercato e ho sentito dire a una signora, signora distinta più o meno, testuali parole “bene, allora ti chiedo l’amicizia”. mi è presa l’ansia, son venuta a casa e ho controllato se un po’ di gente “distinta” e di una certa età, compreso lo psicoterapeuta che mi ha in custodia, fossero iscritti a fb (ho controllato anche se per caso mia madre o mio padre si fossero iscritti, che ne so io). mi si è ingenerata una ulteriore forma di diffidenza verso il mondo. perchè. se tutti fanno una cosa in massa mi vien da dubitare automaticamente della “bellezza” della cosa. e questo è proprio un “vizio”. ora. fb è stato sparato sul mercato con il suo bel principio di utilità attaccato addosso: “vieni, vieni anche tu, se ti iscrivi sarai felice ti ritroverai in tremenda compagnia anche se fino ad ora hai fatto di tutto per stare insieme. ecco. le cose che partono con il loro principio di utiltà/manualetto per l’uso attaccato addosso, mi puzzano. sarà che io non ho mai aperto un manuale di istruzioni per l’uso. manco uno. il blog io non potrei mai sbandierarlo tra i banchetti del mercato e non mi è manco utile anzi tutt’altro. tuttavia per capirci qualcosa -poco- ci ho dovuto aggeggiare un po’ e nessuno mi ha detto a cosa serviva. ecco. sono queste segnalazioni dall’alto che mi fan pensare: il popolo è bue. ci si butta a capochino. io. mi schifo.
più o meno.
A me succede, per esempio, quando un libro, o un film hanno molto successo; devo prendere le distanze, come se avessi bisogno di togliere dalla mente i possibili condizionamenti. Solo dopo qualche tempo riesco a goderne, se è il caso.
e, poi, forse non ci interessa essere up to date.
sfasate per natura.
ma se a qualcun altro, fB o altro, o/e a molti piace, che importa? credo che ognuno abbia il diritto di passare il suo tempo come meglio crede.
non credi?
orsa solitaria, sempre più, cmq, ma non mi dispiace.
sempre più spesso alle occasioni di socializzazione preferisco dire di no.
Mi sento sfa(l)sata pure lì.
boh.
certo che sì e che sia giusto così. libertà ,libertà. solo. si riflette. almeno si tenta di interrogarsi su ciò che non si capisce. mica solo quello, tsè. un po’ tutto, ma questa è un’altrastoria. davvero un’altra.
mi piace quello che dici sulla rabbia e sul riassettarsi o riassestarsi?
l’esplosione seguita dalla ricomposizione.
Ricorda con rabbia (look back in anger) è stato uno dei temi della mia tesi.
Ogni tanto esplodo pure io, anche se non sembra.
Ma, poi, mi avvilisco. E non so se mi ricompongo.
e invece c’è anche il film, diretto da Tony Richadson con Richard Burton e Claire Bloom.
Chissà se esiste in dvd.
Recentemente ho trovato una piccola perla : La solitudine del maratoneta con Tom Courtney.
Magnifico.
L’epoca splendida del free cinema inglese.
Anche io non capsico perchè si paragoni fb ai blog, che sono così diversi, richiedono attenzioni diverse e “servono” a cose diverse. E non capisco, però, perchè se ne continui a parlare.
anche a me non dispiace dirlo (ogni tanto) meno siamo e meglio stiamo
però di sottrazione in sottrazione si arriva a zero
(che non mi pare esattamente il tuo scopo, visto che hai riaperto, No?
io credo che ci sia una ciclicità nelle situazioni
Anni fa si scriveva nel forum e si chattava, poi, sono venuti i blogs e … ora?
credo che il successo delle varie forme di comunicazione corrisponda a delle esigenze che, nel tempo, cambiano.
io non ho ancora ben capito l’esigenza del blog e…quindi non mi sposto e sto qui.
ciao sara
laura
FB e il blog paragonabili?
ma certo.
si può “paragonare” (mettere a confronto per annotare somiglianze e differenze, questo significa la parola, vero?) dicevo, si può paragonare un bradipo ad un cucchiaino da caffè e secondo me vengono fuori cose curiosissime.
Su FB ci sono le mie figliole. Allora ci sono anch’io. Come so stare io. Mimetto-mitolgo-mimetto-mitoglierò prima o poi.
Ci sono, pur condividendo tutta la filosofia-sociologia che alcuni hanno lucidamente messo in evidenza.
Ci sono da massaia pragmatica.
Lavatrice lava – ferrodastiro stira – FB comunica.
Io metto il detersivo, l’acqua e i messaggi.
io, li rubo. talvolta. cioè: talee alla volta.
ma fammi al massimo castana ché il nero mi fa sembrare una… megera (se qualcuno mi dicesse che ho la faccia generica, mi metterei a piangere, sì. anche se poi faccio di tutto per essere… trasparente, diaciamo. va’ a capire.)
Mi son stufata di non sapere mai che ora sia qui dentro.
cmq. lo so che tu ipotizzi usi alternativi e questo va pure bene. quindi a te non ti faccio nessun intruglio in testa. Ma sono sempre stata un po’ parziale io, oltre che generica come un farmaco.
Ma ma… Non mi si deve prendere sul serio quando faccio brillare al vento la mia dentatura ringhiosa. Nessuno lo fa mai. In genere mi lasciano stare, mi lasciano cuocere “come il polpo nell’acqua sua”. Però sulla faccia, io vorrei che della mia si dicesse “aveva una faccia mai vista prima…”
Sì, ho visto la ladra di streghe, ma cosa vuoi farci? a pensar bene si potrebbe invocare uno spirito dei giorni di sapore hegeliano, no? A pensar male, invece…
Quanto al polpo nell’acqua sua, a me una volta hanno detto che ero come un gamberetto sbucciato. Per dire, proprio senza pelle.
Prima che succeda quel che non deve succedere, ci tengo a dire che quando ho parlato di furti, non mi riferivo alla possibilità che qualcuno/ qualcuna rubasse realmente, con intento di, i miei pensieri. Nel caso specifico credo che la blogger che ha scritto il suo post con il suo titolo, non abbia manco letto quel che scrivo. Nel senso che non credo sia possibile che sia mai passata di qui. Quel che volevo dire era piuttosto che in questo calderone pubblico spesso si fa, io faccio, fatica a distinguere la mia voce, la sua originalità, vera o presunta. Mai mi sognerei di dare della ladra a qualcuno o qualcuno. Il tono era ironico, autoironico.
Che caspita.
vorrei, prima o poi, dedicare una sezione a quelli che scrivono nei blogs tirandosela. mi chiedo se siano possibili le antipatie a prima lettura. quelli che scrivono stravaccati sopra il loro scranno e dal loro scranno si shifiscono di tutto e schifiscono tutto. che non so come si dica, ma l’effetto è quello. io ho sempre avuto verso certe persone la cosiddetta antipatia a pelle, dal blog ho l’antipatia a penna.
tutto sommato credo sia un problema tutto mio. mio e della mia testa forse. poi per il resto chissà come sono odiosa io, ma questa è un’altra storia. comunque il blog che ho citato mi è antipatico. tutto qua.
Facebook? Io lo uso ed è un buon modo per farsi i ca**i dei propri amici (e viceversa). Forse potresti ritrovare la compagna/o di banco delle elementari che non vedi da tanto tempo, chi lo sa…
Tempo fa mi sono iscritta e, giuroti, sono stata trovata proprio dalla compagna di banco delle elementari. Non mi è piaciuto per niente. So che serve a questo, ma io sono una paranoica e se mi trovano, mi spavento. )
sai, Sara, sostanzialmente credo di non sopportare, in genere, a parte l’arroganza, la stupidità presuntuosa, la mancanza di considerazione dell’altro, quello che non posso proprio sopportare è l’incapacità di mettersi in discussione.
Di fronte a questo non hai spazio, non hai possibilità di discussione, non hai dialogo.
E poi i numeri chiusi, i ghetti, le confraternite, i salotti bene e quelli radical-chic, solo noi e gli altri chissene…e pensare che siamo qui per così poco tempo, e stare ad azzannarci, a piantare paletti e steccati.
mah!
Eppure non sai mai a cosa vai incontro, si cambia nel tempo, si sbaglia, si torna indietro.
(stare dentro alle cose, agli eventi, a chi ci sta di fronte “con-passione?”)
no?
(questo non escude che ci si possa arrabbiare e molto anche, eh! anzi)
Non sono capace di ipotizzare margini (o alvei) di “miglioramenti”. In generale dico, per le scritture che non siano libretti di istruzioni per caldaie.
Forse questo: quando uno sente che nelle righe scorre qualcosa di “più somigliante” a quello che turbinava, di dentro.
Da queste pagine viene fuori una persona capace di condividere. O meglio: con l’esigenza della condivisione. Che richiede coraggio (che a sua volta vive di paura).(Se ho scritto scemenze ti chiedo la comprensione concedibile a una che alle tre di notte era ancora lì a imbiancare-pulire il bagnetto cieco
non hai detto scemenze-quando mai-, ma spero di non averti inibita con l’intervento di qualche giorno fa, che era solo un tentativo per conoscere meglio (anche) il tuo punto di vista.
( che brava…ma stai “pittando” casa tutta da sola?)
sai…oggi vado a ritirare il libro di hillman, quello di cui hai parlato tu giorni fa.
mi piace molto lasciarmi consigliare e affascinare dalle rispettive altrui fascinazioni.
salut
pensa che anch’io ho una foto mia, relativamente recente, in cui la parte destra del viso risulta a fuoco e l’altra, con un occhio verde, mossa.
Sembra un occhio di vetro.
Il mio. E’ proprio strana. )
se fossi capace di mettere foto nei commenti te la posterei.
(non che abbia importanza, ma insomma, mi è venuto da dirtelo)
sai, non è la foto ad essere importante.
è la sensazione che mi dà, come se nella foto apparisse, infine ed anche, la parte nascosta di me.
vedrò, in fondo è “intima”, in un certo senso.
Io il mio occhio l’avevo messo qui. A guardarlo dentro, è buio. Suona strano pensare che un organo simile, fatto per recepire la luce, ne sia privo al suo interno. Sarà perché la retina è una pellicola: io uso un ISO1600.
Al3, non ho capito una cosa. Ma tu il tuo occhio lo avevi linkato? Mi pareva che fosse un link ma no, non è così. Però un po’ mi dispiace. Non capisco perchè siate così gelosi del vostro unico occhio. Io non capirei niente comunque di voi. Nemmeno a guardarci dentro. Nemmeno da due.
Quello lassù è il mio occhio artefatto a cui poi ho sovrapposto la foto di tubo. Cioè la foto dell’interno di un tubo.
Poi mi viene in mente che anni fa feci un master a Roma. Il master più cazzaro che potessi scegliere. Un giorno feci una serie di foto a un unico occhio di tutti i parteciapnti al corso. Ora, non so più dire se quello sia il mio occhio o quello di qualche mio collega/o. Cmq ci sono molti unici occhi di quella serie lì (serie di cazzate fatte) appesi sui muri di casa mia.
Sì forse ricordo. Quello lassù nel tubo è il mio occhio, ma quello del template dentro al tronco no. Quello è di una ragazza che ora vive in America. Ecco, tanto per fare ordine.
no, non è che sia proprio gelosa, in effetti, volevo anche postarlo qui, ma è che mi sembra di essere Polifemo.
sai, un certo senso di ribrezzo.
vabbè.
amen
Ho ascoltato quello che ho trovato in rete. Ovviamente non può farmi lo stesso effetto. Ma da (abortita) musicista direi che la “musica mentale” esiste. E hai ragione, c’entra (ci entra) la luce, non la nostalgia.
Ti piace quello che hai ascoltato? Secondo me è, appunto, musica luminosa forse per questa la definisco mentale. Indipendentemente dalla quantità di luce che fa passare.
Bah, sono un po’ allucinata ultimamente.
Mi sa di sì.
perdona l’OT. Mia figlia (”creativa”) qualche anno fa avrebbe commentato: “volevi fare l’insegna? cioè la maestra?”
Quella più grande invece mi ha intrattenuta per mezza serata raccontandomi dei filmati su youtube o non so, dove spiegano la teoria che vede nell’attentato alle torri la più “creativa” (nonché economica) maniera di demolire una costruzione fuori norma (di sicurezza, appunto).
Documentari simili erano passati anche su rai3 ma allora diceva che a noi comunisti tutti i pretesti erano buoni per l’antiamericanismo. La forza di youtube, eh?!
Io davvero volevo fare l’insegna pubblicitaria o in alternativa la venditrice di magliette. Volevo vendere urlando che poi a pensarci bene, è più o meno quello che fa la pubblicità. Mi stai dicendo che i creativi hanno impugnato anche l’11 settembre per farne carne da macello? Non ne so niente, vedrò di informarmi, ma mi pare, almeno nel caso di cui al link sopra, che sia più pericolosa e inquietante l’assenza di idee delle idee stesse. Un po’ come dire che stanno raschiando il bidone e che forse dovrebbero andare per campi. L’antiamericanismo qui secondo me non c’entra proprio niente. Qui c’entra la stupidità e la mancanza di buon senso. Oltre alle norme deontologiche che evidentemente non ci sono.
No, le scarpe sono indizio di sanità mentale. Il fatto che tu le compri, intendo. Ogni tanto bisogna accontentare anche quella parte di noi che normalmente teniamo sotto il burqua (burqua? burka? burqa? non saprei)
Io ho tosse, naso chiuso ma niente febbre. Il bello è che è successo tutto così da un giorno all’altro. Bah! E i sogni quando si è malati diventano ancora più assurdi, non finiscono mai.
Non so se scrivere è mettere un punto (forse è solo mettere delle virgole, “strutturare”, per così dire), e così non credo sia “arginare”.
Scrivere forse è sì un po’ mestiere da “ingegneria idraulica”; non tanto per tenere l’acqua regimentata in un artificialmente stretto alveo ma per saper guidarla “oltre” senza che devasti quello che trova.A questa perla di saggezza aggiungerei una tazza di infuso di timo. Per la febbre. (Cioè, ‘contro’)
un abbraccio.
E’ molto interessante sai T.,
che io e te ci siamo incontrate.
Tu che raccogli, io che disperdo.
Io che sparpaglio, tu che dai i nomi alle cose.
Alla fine io penso sempre di volermi allontanare, in qualche modo, dal mio “mestiere”, dal lavoro che faccio. Invece sono sempre più vicina alla sua insana matrice. Costruire e distruggere.
veramente detta matrice è quella divina, per eccellenza.
definirla malsana apre una discussione assai filosofica che esula dalle mie archivistiche competenze
anch’io ho spesso questa sensazione, quella di sbirciare dalla serratura e mi fa stare a disagio.
Mi ha coinvolto, spesso, direi, nei tempi passati e poi, e magari era
solo letteratura o uno sfogo senza conseguenze. Ma io sono facile ad
allarmarmi. Non faccio testo, evidentemente.
Il blog come stile “voyeur” quando invece dovrebbe essere altro? ma cosa?
A volte penso che il web ci dia la facile illusione di una democrazia
diretta. Ci siamo, diciamo la nostra, magari, e intanto, stiamo qui
alla tastiera invece di andare in piazza o da qualche altra parte a
protestare.
Una specie di grande sonno collettivo. Divora, attrae e addormenta.
Oppure. Siamo sicuri che i fatti nostri e degli altri non siano,
invece, fatti da esplorare non in quanto tali ma come specchio di
quello che “tutti” siamo e dei tempi che ci tocca vivere?
Nel dubbio, qui leggo sempre meno e scrivo altrettanto.
Stanchezza.
Magari
anche “l’altro” non è ben calibrato. E per cosa poi? Esiste un metro di
misura, una direzione giusta da seguire? Io non credo. ‘notte (volevo
fare una di quelle facce sorridenti ma mi sta antipatica l’icona:
preferirei fossero visualizzati soltanto i due punti e la parentesi
chiusa).
…
ché poi la parentesi che “chiude” è tutta ‘na bugia perché chiude un
bel niente anzi, sono, le parentesi, dico, come pezzi di telaio delle
finestre che guardano altrove.
(mah. mi è venuto così, scusa S., : )
(Cosa non fa uno/lo spazio… ;- )
Un giorno ti chiederò una consulenza. Vorrei fare un blog con soli rumori. Anche gorgoglii acquatici, oppure una voce narrante incomprensibile da cui ogni tanto emergano due o tre lettere. Una a, una b improvvisa a squarciare il silenzio. Vorrei farlo perchè questa è la mia personale protesta verso tutto, anche verso la temperatura odierna e i miei calzini di lana spessa. Ho anch’io i miei atti sovversivi. Ovviamente connaturati e adeguati al mio registro umano. Il mio registro umasno quidentro non ha ancora una voce, ma un rumore disottofonod. Tu che ti occupi – anche- di suoni, mi dai una dritta?
Ti servirebbe un registratore portatile, se volessi registrare dei suoni d’ambiente, e poi dovresti riversare tutto sul computer e montare i suoni con un programma audio (e qui tutto dipende dall’atavica dicotomia mac e pc). In seguito sarà sufficiente che tu carichi il file ottenuto sul blog e il gioco sarà fatto. È un po’ uno sbattimento ma il risultato magari potrà soddisfarti.
Poi la smetto. Ma si può fare un rumorino soft/noioso di sottofondo che ci sia sempre indipendentemente dalla struttura a diario del blog? Un po’ come la colonna sonora dei siti web? E poi a questa aggiungere altro? A seconda dell’ordine del giorno? Ah, grazie per avere risposto. Lo trovo gentile.
E’ passata di qui. Altro che qualcosina. Molte cose. Però mi dispiace che tu te la sia offesa proprio con me che mi ti sono affezionata, persino con due zz. Così vanno le cose.
Ma che caspita Ale, ma è possibile che non ci capiamo mai? Non me la sono presa (per niente) con te. Nemmeno un po’ e la postilla era proprio per dire tutt’altro. Ma è evidente che faccio casini anche quando cerco di tranquillizzare. Volevo dire che a volte certi scambi, non la cosa in sè specifica, qual’era?, certi scambi qui dentro, molti con te ad esempio , hanno messo in luce la mia zonacieca. Cioè che sono permalosa, la sono in generale, ma nel caso specifico con te, non la sono stata per niente. Proprio perchè ho imparato a conoscerti e ho capito la natura benevola di certe tue frasi. Che poi in quel caso lì non ci ho visto niente di male, nè di potenzialmente offensivo. Anzi, è stata un’autoprovocazione. Se ti riferisci al tono generale del post è una cosa che ho scritto pensando a qualcosa che ho letto e non mi è piaciuto. Al solito. Una cosa (non) scritta da te. Ma oggi mi è passata, non ci penso più, non credo che sia importante. Solo che a volte scrivo invece di tacere. A vrei voluta cancellarla subito dopo averla scritta, ma poi basta, mi son rotta anche di sta fissa di cancellare. Spero sia tutto a posto. Ovviamente la stima e l”affezzione” è reciproca.
Ma “me la sono offesa” mi piace molto di più. Mi viene un’ansia tale se penso a tutte le incomprensioni che generano le cose scritte. Ma non faremmo prima e meglio ad andarci a prendere un caffè insieme ogni tanto, o ad ascoltarci parlare con la voce vera? Quella che parla?
Sì, penso si possa fare. Avevo fatto qualcosa del genere per il mio vecchio blog: c’era un “buzz” costante di sottofondo, una frequenza bassissima e a lungo andare fastidiosa.
E comunque le parole generano incomprensioni, perché non tutte hanno un unico significato e sono bugiarde. Bisognerebbe forse parlare per numeri, ma anche le funzioni matematiche possono avere più di una soluzione e risultare quindi ambigue… meglio il caffè.
(scusate se mi sono intromesso nei vostri discorsi, due punti parentesi chiusa)
Mi si chiude la finestra dei commenti. Così partono da sole ste frasi volanti…
Ah, sto parlando del disagio che provo verso le MIE parole che sennò si ricomincia daccapo.
Ad un certo punto, secondo me, suonano anche Recuerdo de Alhambra (se si scrive così). Ma il film è una boiata pazzesca, per dirla come si deve. Molto più sex in the city che Amodovar.
Avendo dovuto abdicare al trono di una delle due sicilie, libera di stato (ex legge 180) e armata fino ai denti sotto una capiente impermeabile, mi autonomino tua seguace. Spadaccina. Faremo cose grandiose assai.
Notte.
Mia Fida Spa,
partiremo presto allora. Per realizzare i nostri sogni e rendere questo mondo migliore. )L’hai visto anche te, Mauro?
Sì, una delusione. Non me lo aspettavo da Woody.
il tempo (orologio), il sangue (pomodoro), la libertà scambiata con i libri, un po’ di religiosità popolare: san Marzano, persino Mozart (don Giovanni, W la libertà)…
Insomma, La vita in diretta, che va ad aggiungersi alle due trasmissioni televisive citate nel post seguente.
Don’t worry cara. Io no, ma è un discorso talmente complicato che è impossibile renderlo pubblico.
p.s. visto che solo tu ‘profitti di questo spazio per lasciare messaggini, volevo intitolarlo “io&bri”. mica mi dispiace eh… avere un po’ di compagnia… )
no gioia mia bella, se mauro vuole uno spazio suo se lo deve conquistare come hai fatto tu. e che caspita, la meritocrazia esiste ancora. almeno qui dentro.
comunque io sono per l’umanizzazione e la personalizzazione degli spazi. c’entra qualcosa? no niente. però io sono per questo genere di cose. a me l’impersonalità dà l’orticaria.
abbiamo paura tutti, credo. Chi più chi meno.
Io quando, nella vita, ho paura mi chiudo in un bozzolo e sto lì ad aspettare che le cose siano più chiare, più giuste, passino le sventure, le preoccupazioni, che le cose migliorino, insomma.
Poi , come reazione, me ne vado dal/i blog. Tutto mi ferisce se resto.
Oppure reagisco restandoci troppo, qui, nella rete. Intrappolata, chiusa ad altro, chiusa in un sogno, per non pensare, per evadere dalle paure vere.
La paura della vita.
chi non ce l’ha?
questo cielo si espande
che sia un effetto a rimbalzo, a cascata della sconfitta di Soru? povera me! (mi dispiace anche per lui, ahimè)
a latere (mi scuso per l’off topic) sto riflettendo su quanto hai scritto in questi giorni
ci penso su.
ciao con simpatia
Ciao. Ricambio la simpatia, Laurè.
sempre in ritardo, io.
eh
brava selvaggia!
laura
ciao
bau bau
è da salvaguardare la nostra indole selvatica, sara.
Mi chiedo perchè tu voglia cambiare.
laura
p.s. con questa storia qui che i posti liberi per commentare sono sparpagliati, non ti avevo vista…
non mi va l’idea, Non ci capisco il senso.
bah. però non ho nemmeno voglia di scrivere.
salut, cara bri.
A me sembra la fiera delle vanità, ma posso sbagliare. e, al solito, dipende dall’uso che se ne fa.
ormai non sono più sicura di niente.
e cmq se FB esiste e ha successo ci sarà un motivo, ma non ho voglia di interrogarmi su questo.
MI sembra futile
neppure io mi sento bene, ma tant’è.
ma non ho voglia di arrabbiarmi per questo. Non ne ho l’energia, più che altro.
sto sempre più chiusa nella mia cuccia e del “successo” non me ne importa niente. Del successo della “visibilità”, intendo. Del mio e di quello altrui. Attribuisco a questa parola altri significati.
ciao sara, sempre più selvatiche noi due.
vero?
più o meno.
e, poi, forse non ci interessa essere up to date.
sfasate per natura.
ma se a qualcun altro, fB o altro, o/e a molti piace, che importa? credo che ognuno abbia il diritto di passare il suo tempo come meglio crede.
non credi?
sempre più spesso alle occasioni di socializzazione preferisco dire di no.
Mi sento sfa(l)sata pure lì.
boh.
l’esplosione seguita dalla ricomposizione.
Ricorda con rabbia (look back in anger) è stato uno dei temi della mia tesi.
Ogni tanto esplodo pure io, anche se non sembra.
Ma, poi, mi avvilisco. E non so se mi ricompongo.
tesi su John Osborne.
resettiamoci, va’!
saluti
Non so se ne hanno ricavato anche un film, ma non mi sembra. Ti metto un pezzettino là da me.
Chissà se esiste in dvd.
Recentemente ho trovato una piccola perla : La solitudine del maratoneta con Tom Courtney.
Magnifico.
L’epoca splendida del free cinema inglese.
però di sottrazione in sottrazione si arriva a zero
(che non mi pare esattamente il tuo scopo, visto che hai riaperto, No?
Anni fa si scriveva nel forum e si chattava, poi, sono venuti i blogs e … ora?
credo che il successo delle varie forme di comunicazione corrisponda a delle esigenze che, nel tempo, cambiano.
io non ho ancora ben capito l’esigenza del blog e…quindi non mi sposto e sto qui.
ciao sara
laura
ma certo.
si può “paragonare” (mettere a confronto per annotare somiglianze e differenze, questo significa la parola, vero?) dicevo, si può paragonare un bradipo ad un cucchiaino da caffè e secondo me vengono fuori cose curiosissime.
Su FB ci sono le mie figliole. Allora ci sono anch’io. Come so stare io. Mimetto-mitolgo-mimetto-mitoglierò prima o poi.
Ci sono, pur condividendo tutta la filosofia-sociologia che alcuni hanno lucidamente messo in evidenza.
Ci sono da massaia pragmatica.
Lavatrice lava – ferrodastiro stira – FB comunica.
Io metto il detersivo, l’acqua e i messaggi.
evviva, un secondo pensiero!
ciao a tutti.
L’importante e resistere, no?
ma fammi al massimo castana ché il nero mi fa sembrare una… megera
cmq. lo so che tu ipotizzi usi alternativi e questo va pure bene. quindi a te non ti faccio nessun intruglio in testa. Ma sono sempre stata un po’ parziale io, oltre che generica come un farmaco.
un sacco di gente dice anche a me… ma io ti conosco… o ti ho vista da qualche parte.
generica pure io? o faccia da schiaffi?
Io vorrei che mi dicessero che ho una faccia indimenticabile, ma, ma… la cosa, in sé, è un po’ a doppio senso.
eh!
Quanto al polpo nell’acqua sua, a me una volta hanno detto che ero come un gamberetto sbucciato. Per dire, proprio senza pelle.
Che caspita.
tutto sommato credo sia un problema tutto mio. mio e della mia testa forse. poi per il resto chissà come sono odiosa io, ma questa è un’altra storia. comunque il blog che ho citato mi è antipatico. tutto qua.
Di fronte a questo non hai spazio, non hai possibilità di discussione, non hai dialogo.
E poi i numeri chiusi, i ghetti, le confraternite, i salotti bene e quelli radical-chic, solo noi e gli altri chissene…e pensare che siamo qui per così poco tempo, e stare ad azzannarci, a piantare paletti e steccati.
mah!
Eppure non sai mai a cosa vai incontro, si cambia nel tempo, si sbaglia, si torna indietro.
(stare dentro alle cose, agli eventi, a chi ci sta di fronte “con-passione?”)
no?
(questo non escude che ci si possa arrabbiare e molto anche, eh! anzi)
Forse questo: quando uno sente che nelle righe scorre qualcosa di “più somigliante” a quello che turbinava, di dentro.
Da queste pagine viene fuori una persona capace di condividere. O meglio: con l’esigenza della condivisione. Che richiede coraggio (che a sua volta vive di paura).(Se ho scritto scemenze ti chiedo la comprensione concedibile a una che alle tre di notte era ancora lì a imbiancare-pulire il bagnetto cieco
( che brava…ma stai “pittando” casa tutta da sola?)
mi piace molto lasciarmi consigliare e affascinare dalle rispettive altrui fascinazioni.
salut
Buffo. Pare quasi l’occhio di un pesce. O di un uccello notturno. Fa una strana impressione. Ma questo c’entra poco o nulla. Come sempre. Saluti.
Sembra un occhio di vetro.
Il mio. E’ proprio strana.
se fossi capace di mettere foto nei commenti te la posterei.
(non che abbia importanza, ma insomma, mi è venuto da dirtelo)
salut.
è la sensazione che mi dà, come se nella foto apparisse, infine ed anche, la parte nascosta di me.
vedrò, in fondo è “intima”, in un certo senso.
Quello lassù è il mio occhio artefatto a cui poi ho sovrapposto la foto di tubo. Cioè la foto dell’interno di un tubo.
sai, un certo senso di ribrezzo.
vabbè.
amen
http://www.al3sim.com/archives/2008/08/luomo_di_merda.html
Bah, sono un po’ allucinata ultimamente.
Mi sa di sì.
Quella più grande invece mi ha intrattenuta per mezza serata raccontandomi dei filmati su youtube o non so, dove spiegano la teoria che vede nell’attentato alle torri la più “creativa” (nonché economica) maniera di demolire una costruzione fuori norma (di sicurezza, appunto).
Documentari simili erano passati anche su rai3 ma allora diceva che a noi comunisti tutti i pretesti erano buoni per l’antiamericanismo. La forza di youtube, eh?!
sì svalvolato e altro che realtà parallele…
ovviamente avevo cannato. prova della mia cialtroneria.
Due figurini.
Riprenditi.
Scrivere forse è sì un po’ mestiere da “ingegneria idraulica”; non tanto per tenere l’acqua regimentata in un artificialmente stretto alveo ma per saper guidarla “oltre” senza che devasti quello che trova.A questa perla di saggezza aggiungerei una tazza di infuso di timo. Per la febbre. (Cioè, ‘contro’)
un abbraccio.
che io e te ci siamo incontrate.
Tu che raccogli, io che disperdo.
Io che sparpaglio, tu che dai i nomi alle cose.
Alla fine io penso sempre di volermi allontanare, in qualche modo, dal mio “mestiere”, dal lavoro che faccio. Invece sono sempre più vicina alla sua insana matrice. Costruire e distruggere.
definirla malsana apre una discussione assai filosofica che esula dalle mie archivistiche competenze
Non posso dire una cagata che subito mi peschi.
Mi ha coinvolto, spesso, direi, nei tempi passati e poi, e magari era
solo letteratura o uno sfogo senza conseguenze. Ma io sono facile ad
allarmarmi. Non faccio testo, evidentemente.
Il blog come stile “voyeur” quando invece dovrebbe essere altro? ma cosa?
A volte penso che il web ci dia la facile illusione di una democrazia
diretta. Ci siamo, diciamo la nostra, magari, e intanto, stiamo qui
alla tastiera invece di andare in piazza o da qualche altra parte a
protestare.
Una specie di grande sonno collettivo. Divora, attrae e addormenta.
Oppure. Siamo sicuri che i fatti nostri e degli altri non siano,
invece, fatti da esplorare non in quanto tali ma come specchio di
quello che “tutti” siamo e dei tempi che ci tocca vivere?
Nel dubbio, qui leggo sempre meno e scrivo altrettanto.
Stanchezza.
anche “l’altro” non è ben calibrato. E per cosa poi? Esiste un metro di
misura, una direzione giusta da seguire? Io non credo. ‘notte (volevo
fare una di quelle facce sorridenti ma mi sta antipatica l’icona:
preferirei fossero visualizzati soltanto i due punti e la parentesi
chiusa).
ché poi la parentesi che “chiude” è tutta ‘na bugia perché chiude un
bel niente anzi, sono, le parentesi, dico, come pezzi di telaio delle
finestre che guardano altrove.
(mah. mi è venuto così, scusa S., : )
(Cosa non fa uno/lo spazio… ;- )
Io vado fuori e faccio il selvaggio, se ne vedono delle belle. Due punti, parentesi chiusa.
Due parentesi e quel che segue.
E comunque le parole generano incomprensioni, perché non tutte hanno un unico significato e sono bugiarde. Bisognerebbe forse parlare per numeri, ma anche le funzioni matematiche possono avere più di una soluzione e risultare quindi ambigue… meglio il caffè.
(scusate se mi sono intromesso nei vostri discorsi, due punti parentesi chiusa)
Il fastidio è cio che mi pare più rispondente al vero. Perchè tutte ste parole non sono fastidiose? Io trovo di sì.
Ah, sto parlando del disagio che provo verso le MIE parole che sennò si ricomincia daccapo.
Comica eh?
Notte.
partiremo presto allora. Per realizzare i nostri sogni e rendere questo mondo migliore.
Sì, una delusione. Non me lo aspettavo da Woody.
Insomma, La vita in diretta, che va ad aggiungersi alle due trasmissioni televisive citate nel post seguente.
pazienza, proverò a spiegarmi meglio un’altra volta
il cielo sta schiarendo
forse; da quel che leggo?
vedi com’è difficile capirsi qui dentro? e pure fuori.
almeno io. A volte non ci capisco niente proprio.
p.s. visto che solo tu ‘profitti di questo spazio per lasciare messaggini, volevo intitolarlo “io&bri”. mica mi dispiace eh… avere un po’ di compagnia…
di nuovo, salut.
uh oh
buona giornata.
burp
abbiamo paura tutti, credo. Chi più chi meno.
Io quando, nella vita, ho paura mi chiudo in un bozzolo e sto lì ad aspettare che le cose siano più chiare, più giuste, passino le sventure, le preoccupazioni, che le cose migliorino, insomma.
Poi , come reazione, me ne vado dal/i blog. Tutto mi ferisce se resto.
Oppure reagisco restandoci troppo, qui, nella rete. Intrappolata, chiusa ad altro, chiusa in un sogno, per non pensare, per evadere dalle paure vere.
La paura della vita.
chi non ce l’ha?